
“Sei ebreo?”
“No”
“E allora chi te lo fa fare?”
Sempre più, dopo l’orrenda strage del 7 ottobre, e in numero crescente, miei conoscenti o contatti sui social, e in qualche caso veri amici, stigmatizzano il fatto che io prenda le difese del popolo ebraico (tutto) e metta in guardia contro il riesplodere, sempre più virulento, dell’antisemitismo.
Una vergogna che credevamo sepolta definitivamente dopo che fu svelato al mondo il progetto della soluzione finale della questione ebraica. E invece, puntuale, l’antisemitismo ritorna a galla.
Non si nasconde più dietro il negazionismo delle camere a gas; si maschera da “antisionismo”. Sembra quasi ragionevole. Prende a pretesto i morti di Gaza (invertendo anche la cronologia e trascurando del tutto quelli del 7 ottobre) e coinvolge persone che in vita loro non hanno mai incontrato un ebreo, ma si sono ormai convinte che essi, di qualsiasi nazionalità, ovunque vivano, quali che siano le loro idee politiche, siano il male. Un mio contatto di Facebook commentando un mio post sui Protocolli dei Savi anziani di Sion, ha commentato che non era importante che fossero falsi, perché comunque dicevano la verità.
Ora c’è un nuovo bersaglio: il disegno di legge sull’antisemitismo. Molti, fra i non addetti ai lavori, sono convinti che si tratti di un testo voluto dalla famigerata lobby ebraica per impedire di criticare Netanyahu o comunque il governo pro tempore di Israele. Perché lo pensano? Perché in realtà è in atto da tempo una colossale campagna di propaganda antisemita che trova compiacente anche una parte della categoria dei giornalisti. Per molti di loro lo slogan “Israele Stato illegittimo” è sacrosanta verità; laddove invece la rivendicazione di Hamas e di altri gruppi di tagliagole “dal fiume al mare” (ovvero annullamento di Israele), è perfettamente legittima.
Criticare Netanyahu è perfettamente legittimo (moltissimi ebrei, e moltissimi israeliani lo fanno); condannare le azioni del governo di Israele è altrettanto legittimo, e non ha niente a che vedere col ddl sull’antisemitismo; così come non ha a che vedere col ddl la condanna delle azioni dei coloni in Cisgiordania. Condannare l’esistenza dello Stato di Israele e predicarne la soppressione è una cosa ben diversa. Così come lo è fomentare l’odio per gli ebrei, tutti, indistintamente.
“Chi te lo fa fare?” è la domanda più subdola. Sottintende un invito a non disturbare i manovratori dell’antisemitismo. Certo, sarebbe più comodo far finta di niente. Come esortavano a fare certi pavidi “intellettuali” nella stagione del terrorismo diffuso: “né con lo Stato né con le Brigate rosse”, dicevano. Non è stato, non è il mio convincimento. E l’antisemitismo non è libertà di opinione.












