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    ISRAELE

    Fauda conquista le classifiche Netflix e porta il 7 ottobre nel mondo

    La quinta stagione della serie israeliana Fauda conquista le classifiche Netflix internazionali e arriva nella Top 10 in decine di Paesi. Ma sono soprattutto gli episodi dedicati al 7 ottobre a lasciare il segno: spettatori in Europa, America, Asia e Medio Oriente raccontano di aver pianto, di non essere riusciti a parlare e, in alcuni casi, persino di aver avuto difficoltà a dormire dopo averli visti. La quinta stagione della serie israeliana, arrivata globalmente su Netflix l’8 settembre, ha scalato in pochi giorni le classifiche della piattaforma, confermando la straordinaria capacità della produzione di superare i confini israeliani e di parlare a un pubblico internazionale.

    Secondo i dati riportati da Ynet e ripresi da altre testate israeliane, il 10 settembre Fauda era la quarta serie televisiva più vista al mondo su Netflix, rimanendo comunque nelle posizioni di vertice della classifica. La serie è inoltre entrata nella Top 10 in decine di Paesi. Ancora più significativo il dato registrato nelle prime 24 ore: la quinta stagione era già al settimo posto tra i programmi più visti di Netflix in 43 Paesi. Il successo non si limita ai mercati occidentali. Fauda ha raggiunto risultati sorprendenti anche in Medio Oriente: il 10 settembre era prima in Libano, seconda in Giordania, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, terza in Qatar, Oman e Kuwait, quarta in Egitto e quinta in Marocco. Un risultato particolarmente significativo proprio in Libano, dove esistono da anni forti contestazioni nei confronti delle produzioni israeliane.

    Ma dietro i numeri delle classifiche c’è un elemento che sembra aver cambiato profondamente il rapporto degli spettatori con questa stagione: il 7 ottobre. Gli episodi sette e otto ricostruiscono infatti l’attacco del 7 ottobre e la violenza vissuta dalle comunità israeliane. Non si tratta soltanto di un nuovo capitolo della fiction: le immagini e le scene della serie riportano sullo schermo una tragedia ancora vicina e riconoscibile per milioni di persone. Ed è proprio la reazione internazionale a queste immagini ad avere colpito anche i protagonisti e gli autori della serie.

    Spettatori che hanno dichiarato di non essere né israeliani né ebrei hanno raccontato di aver pianto durante gli episodi. Un altro spettatore ha scritto di non essere riuscito a parlare per tutta la durata dei due episodi e per diverso tempo dopo averli terminati, definendo ciò che aveva visto «troppo reale». Un’altra spettatrice americana, non ebrea, ha sottolineato quanto fosse difficile guardarli, ma anche quanto ritenesse importante vedere ciò che Israele ha vissuto e continua a vivere. Dall’Inghilterra è arrivata un’altra reazione particolarmente forte: “Gli episodi 7 e 8 mi hanno distrutto”, ha raccontato una spettatrice, spiegando di aver pianto molto. Un altro spettatore ha raccontato di aver avuto per la prima volta un attacco d’ansia guardando una serie televisiva, aggiungendo di non riuscire a immaginare cosa significhi aver vissuto realmente quegli eventi.

    Le reazioni sono arrivate anche dall’Italia, dall’India, dagli Stati Uniti e dal Brasile. Un influencer indiano ha raccontato di aver trascorso notti insonni dopo aver visto l’ottavo episodio. Un fumettista brasiliano ha sottolineato quanto fosse diverso assistere a una ricostruzione drammatica del 7 ottobre dopo che il mondo aveva già visto per mesi le immagini reali dell’attacco. È proprio questo il punto di forza, e allo stesso tempo l’elemento più doloroso, della quinta stagione: la distanza tra fiction e realtà sembra essersi improvvisamente ridotta. Le scene non raccontano un evento storico lontano decenni, ma una tragedia che milioni di persone hanno seguito attraverso immagini autentiche, testimonianze e filmati. Per gli spettatori israeliani, inoltre, molti degli attori e dei membri della produzione hanno un rapporto personale con gli eventi raccontati. L’attore Idan Amedi è stato gravemente ferito durante il servizio a Gaza, mentre un membro della produzione, Matan Meir, è stato ucciso durante la guerra.

    Anche Lior Raz, protagonista e co-creatore della serie, ha ammesso che la portata della risposta internazionale ha sorpreso la produzione. “Non ci aspettavamo l’intensità della reazione nel mondo”, ha spiegato, sottolineando in particolare le reazioni agli episodi dedicati al 7 ottobre. Per Raz, il successo della serie va oltre gli ascolti: significa che Fauda sta entrando nelle case di spettatori di tutto il mondo. Avi Issacharoff, co-creatore della serie, ha spiegato che l’obiettivo era portare al pubblico internazionale un’esperienza profondamente conosciuta dagli israeliani: quella di una storia che, dopo il 7 ottobre, è rimasta “dentro” una società intera. La speranza, ha detto, è che attraverso la serie chi si trova fuori da Israele possa comprendere almeno in parte ciò che gli israeliani hanno vissuto.

    Naturalmente, il successo internazionale non significa che la quinta stagione sia stata accolta senza critiche. Alcuni spettatori e commentatori del mondo arabo hanno contestato la rappresentazione dei palestinesi e quella che considerano una narrazione fortemente orientata. La stessa Ynet registra quindi una ricezione divisa: da una parte spettatori profondamente colpiti dalla ricostruzione del 7 ottobre, dall’altra chi accusa la serie di proporre una lettura parziale del conflitto. Ma proprio questa discussione dimostra la portata raggiunta dalla serie. Da Israele al Libano, dall’Italia all’India, dagli Stati Uniti al Brasile: Fauda è tornata ai vertici delle classifiche mondiali e, con la quinta stagione, ha portato il 7 ottobre davanti a un pubblico che in molti casi lo aveva conosciuto soltanto attraverso le cronache e i filmati di quei giorni. Questa volta, però, quelle immagini sono diventate racconto, personaggi e storie umane. E la reazione degli spettatori dimostra quanto, per una parte del pubblico internazionale, assistere a quella ricostruzione sia stato molto più di guardare una normale serie televisiva.

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