
Una registrazione inedita resa nota da Beit Ben Gurion a Tel Aviv riporta al centro dell’attenzione uno dei momenti più delicati della vigilia della proclamazione dello Stato d’Israele: la pressione esercitata dagli Stati Uniti su David Ben Gurion perché rinunciasse alla dichiarazione di indipendenza. La registrazione, disponibile sui canali social del Beit Ben Gurion, risale a un incontro con alcuni studenti tenutosi nell’abitazione privata del primo premier israeliano dopo la sua morte
Isser Harel, primo capo dello Shin Bet e poi a capo del Mossad, ricostruisce le ore che precedettero il 14 maggio 1948. Harel racconta che Ben Gurion convocò un vertice con i comandanti dell’Haganah per fare il punto sulle forze in campo, le proprie e quelle avversarie. Secondo la sua testimonianza, mentre attendeva di essere ricevuto, un comandante uscito dalla stanza lasciò intendere agli altri presenti che Ben Gurion stesse vacillando sotto la pressione del momento.
“Ricordo che in quel periodo Ben Gurion convocò una riunione con i comandanti della Haganah”, racconta Harel. “Chiese quali armi avessimo, quali avesse il nemico, quali fossero i nostri piani e quelli dell’altra parte. Ricordo che, mentre ero in fila in attesa di parlare con Ben Gurion, uno dei comandanti della Haganah uscì dal suo ufficio e fece cenno a tutti che Ben Gurion stava avendo delle allucinazioni”.
Secondo l’ex capo del Mossad, in un altro momento cruciale, “ormai tutto il mondo sapeva che Ben Gurion era deciso a proclamare lo Stato. Fu allora che arrivò un avvertimento dagli Stati Uniti”. Il segretario di Stato americano George Marshall inviò un messaggio molto duro: “Sappiate che, se dichiarerete lo Stato, i Paesi arabi vi attaccheranno e non avete alcuna possibilità di resistere. Sappiate che noi non muoveremo un dito e non saremo al vostro fianco. Non dichiarate lo Stato”.
Harel sottolinea come quella scelta fosse irripetibile: se la proclamazione non fosse avvenuta in quel momento, sostiene, l’occasione sarebbe andata perduta per sempre, con conseguenze difficili da immaginare sulla storia successiva del Medio Oriente. La testimonianza si sofferma anche sull’incognita rappresentata dalla Legione Araba, all’epoca l’esercito arabo meglio addestrato ed equipaggiato, sotto comando britannico. La decisione di re Abdullah di Giordania sul suo eventuale ingresso in guerra era considerata decisiva, vista l’esiguità delle forze ebraiche disponibili. Secondo Harel, un emissario che accompagnò Golda Meir in un incontro diretto con il sovrano giordano, ritenuto tra i più moderati del mondo arabo, ottenne una risposta inequivocabile: in caso di proclamazione dello Stato, Amman non avrebbe avuto altra scelta che entrare in guerra.
“La testimonianza di Isser Harel – ha commentato Nelly Markman, direttrice di Beit Ben Gurion – illustra la complessità, il senso di responsabilità e la statura politica che caratterizzavano la leadership del Paese nei suoi primi anni”.
Foto Ben Gurion House














