
“Il mondo dell’odio è sempre più vasto”. Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre intervenuta in occasione del convegno “Le vittime dell’odio”, promosso dall’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori – Oscad – della Direzione Centrale per la Polizia Criminale, ospitato al Memoriale della Shoah di Milano.
Durante il dialogo con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, moderato dal Vicedirettore del Corriere della Sera, Venanzio Postiglione, Segre ha sottolineato come l’odio nei confronti degli ebrei non appartenga solo al passato ma continui a manifestarsi con inquietante attualità, osservando come l’antisemitismo, seppur per lungo tempo sia rimasto “sopito”, non sia mai davvero scomparso. La senatrice ha parlato di una “valanga d’odio che trascina le persone. Io ho quasi 96 anni, sono vicina alla morte; eppure, ci sono persone che mi scrivono ‘Perché non muori?’”, evidenziando il ricordo delle minacce ricevute già nel 1938, prima della deportazione.
Il luogo dell’incontro, il Memoriale della Shoah, ha reso ancora più intensa la testimonianza della senatrice. “Non posso prescindere da questo posto. Ricordo troppo bene il giorno in cui ci sono entrata prigioniera”, ha detto, evocando il passato di persecuzione sotto il regime fascista. Un passato che, ha sottolineato, non può essere separato dalle responsabilità delle istituzioni di allora.
Segre ha poi concluso ricordando come l’esperienza della persecuzione abbia segnato in modo indelebile la sua identità: “A me non manca un arto, ma nella testa sono rimasta così. Non posso cambiare. È parte di me dall’inizio alla fine”.
Durante l’incontro, il ministro Piantedosi ha anche parlato delle tensioni avvenute ai cortei del 25 Aprile, dove la presenza della Brigata Ebraica è stata contestata. “Non si capisce perché non potessero portare ciò che rappresenta il simbolo di una partecipazione gloriosa alla lotta di Liberazione”, ha affermato il ministro, richiamando il ruolo storico della Brigata ebraica nella Resistenza italiana.
Piantedosi ha inoltre espresso una posizione netta, definendo “grave” che l’attenzione non si sia concentrata su una condanna chiara degli episodi verificatisi, ma “si facciano manovre diversive”, parlando per esempio dell’esposizione delle bandiere di Israele o della gestione dell’ordine pubblico.
Foto credit: Oscad















