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    EUROPA

    Bruxelles: targa in cattedrale per scusarsi dell’accusa del sangue

    Nella cattedrale di San Michele e Santa Gudula, a Bruxelles, è stata inaugurata una nuova targa esplicativa al fine di contestualizzare storicamente le vetrate che rievocano il “Sacramento del Miracolo”, episodio dagli evidenti contenuti antisemiti.

    La cerimonia si è svolta alla presenza dell’Arcivescovo Luc Terlinden e del Rabbino Capo della città Albert Guigui. La targa contiene scuse formali per le accuse rivolte ingiustamente alla comunità ebraica nel 1370, chiedendo perdono “per la sofferenza causata”.
    Il “Sacramento del Miracolo”, noto anche come massacro di Bruxelles, si riferirebbe a un presunto evento avvenuto il Venerdì Santo del 1370. Secondo la narrazione tradizionale, alcuni ebrei avrebbero profanato ostie eucaristiche, dalle quali sarebbe sgorgato sangue, dando origine al cosiddetto “miracolo eucaristico”. In seguito a queste accuse, diversi ebrei furono giustiziati sul rogo e il resto della comunità ebraica fu espulso dalla città. L’episodio divenne per secoli il fondamento di una processione annuale. Le vetrate, aggiunte nel Novecento, rappresentano tali eventi con raffigurazioni caricaturali, tra cui le scene di ebrei che trafiggevano le ostie con i coltelli.
    La targa, scritta in olandese, francese, inglese ed ebraico, intende offrire una lettura critica di queste immagini. Già negli anni Settanta, era stata installata una prima targa, attraverso la quale le autorità diocesane di Mechelen-Bruxelles, “dopo aver preso atto delle ricerche storiche sull’argomento”, richiamavano l’attenzione dei lettori sulla “natura parziale delle accuse [contro gli ebrei accusati di profanazione] e sulla presentazione leggendaria del ‘miracolo’ “.
    Il Rabbino Capo Guigui ha espresso soddisfazione per l’iniziativa e per il dialogo con le autorità cattoliche di Bruxelles. “Le immagini non vanno cancellate, perché fanno parte della storia, ma devono essere accompagnate da un linguaggio esplicativo, da una comprensione etica e spirituale che ci permetta di capire, contestualizzare e soprattutto evitare di ripetere il passato – ha affermato – In questo senso, l’approccio di oggi trasforma queste vetrate: non sono più solo il riflesso di un passato doloroso, ma diventano anche il punto di partenza per una riflessione condivisa su verità, memoria e responsabilità”. Guigui ha spiegato che l’obiettivo non è “condannare, ma comprendere. Comprendere che certe storie possono aver inavvertitamente dato origine a percezioni negative e atteggiamenti di rifiuto – e ha aggiunto – Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo decidere come tramandarlo. E in questo risiede un immenso dovere: garantire che le storie che un tempo ci dividevano, diventino opportunità di riconciliazione”.
    Anche l’arcivescovo Terlinden ha affermato che si tratta di un nuovo passo nelle relazioni tra ebrei e cristiani in Belgio. Nel suo intervento ha chiesto perdono al popolo ebraico per “le sofferenze causate dagli eventi del 1370 e dall’antigiudaismo che ne seguì”.

    Nella foto di copertina: L’Arcivescovo Luc Terlinden e il Rabbino Capo di Bruxelles, Albert Guigui. (photo credit: Archdiocese of Mechelen-Brussels)

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