
Un forte aumento dell’antisemitismo a livello globale emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Università di Tel Aviv, che fotografa un 2025 segnato da violenze diffuse e da un numero record di vittime. Secondo lo studio, 20 ebrei sono stati uccisi in quattro attentati, il dato più alto registrato in oltre tre decenni. Lo studio evidenzia come l’ondata di antisemitismo si inserisca nel contesto della guerra a Gaza, che ha contribuito ad alimentare tensioni e atti ostili contro le comunità ebraiche, in particolare nei Paesi occidentali.
Oltre agli omicidi, si registra un aumento significativo delle aggressioni fisiche – tra cui pestaggi e lanci di oggetti – insieme a episodi di vandalismo, minacce e molestie online. I dati registrati coprono 72 Paesi e mostrano un fenomeno diffuso, seppur con variazioni regionali. In Canada si sono registrati circa 6.800 incidenti, nel Regno Unito circa 3.700. In Australia si segnalano episodi particolarmente gravi, incluso un attacco durante Hanukkah con 15 vittime. In Francia e Germania i numeri complessivi sono diminuiti, ma la violenza resta elevata. Negli Stati Uniti, città come New York e Chicago hanno visto un calo generale, ma con segnali di nuova crescita verso la fine dell’anno.
Secondo il professor Uriya Shavit, curatore del rapporto, il dato più preoccupante è il rischio che l’antisemitismo diventi una realtà ormai “normalizzata”. Dopo il picco seguito agli attacchi del 7 ottobre, infatti, la diminuzione degli episodi non si è consolidata nel 2025. Al contrario, le forme più gravi di violenza hanno continuato ad aumentare, seguendo una dinamica in cui atti minori, se non contrastati, possono evolvere in aggressioni più gravi. Il rapporto include anche una critica alla risposta delle istituzioni israeliane, giudicata in alcuni casi inefficace o controproducente. Tra le raccomandazioni principali, il rafforzamento delle attività diplomatiche attraverso ambasciate e consolati per contrastare il fenomeno a livello internazionale.














