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    ITALIA

    Alla Festa del Cinema di Roma “Nedo, un italiano”, il film sul sopravvissuto alla Shoah

    Una storia di sopravvivenza, ma anche una testimonianza che attraversa il tempo e diventa responsabilità collettiva. È la vicenda di Nedo Fiano, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e, dagli anni Novanta, impegnato a raccontare alle giovani generazioni l’orrore della persecuzione nazista. A lui è dedicato “Nedo, un italiano”, il documentario diretto da Ruggero Gabbai, che sarà presentato in anteprima domenica 18 ottobre alla Festa del Cinema di Roma.
    Nato a Firenze nel 1925, Fiano fu vittima delle leggi razziali fasciste del 1938, che lo costrinsero ad abbandonare la scuola. Arrestato nel febbraio del 1944, fu rinchiuso nel carcere fiorentino delle Murate e successivamente trasferito al campo di transito di Fossoli, da dove venne deportato ad Auschwitz-Birkenau. Qui perse l’intera famiglia. A contribuire alla sua sopravvivenza fu anche l’assegnazione al Kanada Kommando, il gruppo di prigionieri costretti a raccogliere e smistare gli effetti personali dei deportati appena arrivati al campo.

    Nedo Fiano ad Auschwitz

    Con l’evacuazione di Auschwitz, la sua prigionia proseguì attraverso altri lager, tra cui Stutthof, Echterdingen e Buchenwald, dove fu liberato nell’aprile del 1945. Dopo la guerra, Fiano trasformò il dolore in una missione: testimoniare quanto aveva vissuto, affinché la memoria della Shoah potesse essere trasmessa.
    Un passaggio fondamentale di questo percorso risale al 1994, quando Fiano tornò, accompagnato dal regista e autore Ruggero Gabbai e dal coautore del documentario e storico Marcello Pezzetti, del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), nei luoghi che avevano segnato la sua vita: la casa d’infanzia a Firenze, il carcere delle Murate, Fossoli e Auschwitz. L’anno successivo, durante le riprese di ‘Memoria’, aveva raccontato la propria testimonianza di deportato. Ciò costituisce oggi uno dei nuclei centrali del nuovo documentario.

    Il carcere delle Murate

    A oltre trent’anni di distanza da quelle riprese, Gabbai torna su quelle immagini e su quelle parole, nel centenario della nascita di Fiano, costruendo un dialogo tra passato e presente. Accanto alla voce del padre trovano spazio quelle dei figli Enzo, Andrea ed Emanuele e dei nipoti Uria, Dafna, Talia, Nannerel e Davide. Le loro testimonianze raccontano come la Shoah abbia continuato a lasciare tracce anche in chi non l’ha vissuta direttamente: nei silenzi, nelle paure e nelle ferite familiari, ma anche nei valori e nel senso di responsabilità trasmessi da una generazione all’altra.

    I figli di Nedo Fiano Andrea, Emanuele ed Enzo

    Le immagini d’archivio rappresentano il cuore del film, mentre il canto di Nedo, che apre il documentario, accompagna il racconto con una forza intima e profondamente umana. Il viaggio attraversa i luoghi della deportazione e della prigionia, seguendo la ricerca di un ricongiungimento simbolico con quella famiglia che la persecuzione nazista aveva spezzato.
    Il documentario si interroga anche sul significato della testimonianza nel presente e sulla ferita inferta dall’Italia ai propri cittadini ebrei attraverso le leggi razziali e la persecuzione. Una ferita che continua a interrogare la coscienza collettiva. Nota amara è la riflessione sugli ultimi anni di Fiano, segnati dalla demenza senile e dal progressivo svanire dei ricordi. Come osserva uno dei figli, quella perdita della memoria può essere letta anche come una forma di liberazione dal peso del passato.

    Nedo Fiano

     Che cosa resta della sua identità? Restano le parole pronunciate, le persone raggiunte, le coscienze toccate. E resta soprattutto una memoria che, attraverso le testimonianze raccolte e condivise, continua a vivere oltre chi l’ha custodita in prima persona.
    “Nedo, un italiano” è una produzione Forma International con Rai Cinema, realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura e con il supporto della Goren Monti Ferrari Foundation, della Fondazione Museo della Shoah, della Fondazione Henry Krenter e del CDEC.

    Nannerel Fiano
    Emanuele Fiano
    Davide Fiano
    Ruggero Gabbai
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