
È morta a 87 anni Ada Yonath, una delle più importanti scienziate israeliane e vincitrice del Premio Nobel per la chimica nel 2009. La ricercatrice, che aveva ricevuto anche il Premio Israele nel 2002, è scomparsa il 31 agosto. La notizia è stata data dall’Istituto Weizmann delle Scienze, dove Yonath ha trascorso gran parte della sua carriera.
A ricordarla è stato il presidente israeliano Isaac Herzog, che ha definito Yonath «una pioniera» della ricerca scientifica. “La curiosità, il sacrificio e una determinazione incrollabile permettono di spingere oltre i confini della conoscenza”, ha sottolineato Herzog, ricordando come le sue scoperte abbiano contribuito a dare lustro allo Stato di Israele.
Nata a Gerusalemme nel 1939 in una famiglia originaria della Polonia, Yonath affrontò fin da giovane difficoltà economiche. Rimase orfana di padre a 11 anni e si trasferì successivamente con la famiglia a Tel Aviv. Ancora adolescente iniziò a lavorare parallelamente agli studi, anche dando lezioni private. Dopo aver studiato chimica e biochimica all’Università Ebraica di Gerusalemme, conseguì il dottorato in cristallografia a raggi X all’Istituto Weizmann. Dopo alcuni periodi di ricerca negli Stati Uniti, tornò in Israele e negli anni Settanta fondò il primo laboratorio del Paese dedicato alla cristallografia biologica.
La sua principale sfida scientifica fu lo studio del ribosoma, la struttura cellulare responsabile della produzione delle proteine. Quando Yonath iniziò a lavorare sulla sua struttura tridimensionale, molti scienziati consideravano il progetto troppo difficile, se non impossibile. Lei proseguì comunque per decenni, sviluppando nuove tecniche di cristallografia per riuscire a osservare il ribosoma con una precisione sempre maggiore. “La gente mi definiva una sognatrice”, ricordò Yonath parlando dello scetticismo che aveva accompagnato le sue ricerche.
I suoi studi permisero di comprendere a livello atomico come il ribosoma produca le proteine e come alcuni antibiotici riescano a interferire con questo processo. Le sue ricerche hanno così contribuito allo sviluppo di antibiotici più avanzati e allo studio dei meccanismi alla base della resistenza batterica, una delle principali sfide della medicina contemporanea. Nel 2009 arrivò il Nobel per la chimica. Yonath fu premiata insieme a Venkatraman Ramakrishnan e Thomas Steitz per gli studi sulla struttura e sulla funzione del ribosoma. Il riconoscimento la rese la prima donna a ricevere il Nobel per la chimica in 45 anni e soltanto la quarta donna nella storia a ricevere il premio.
Il Nobel rappresentò il culmine di una lunga serie di riconoscimenti. Yonath aveva ricevuto, tra gli altri, il Premio Israele e il Wolf Prize in Chemistry, oltre al premio L’Oréal-UNESCO for Women in Science. Fu inoltre membro di numerose accademie e società scientifiche internazionali, tra cui la Pontificia Accademia delle Scienze.
Yonath ha poi continuato la sua attività scientifica all’Istituto Weizmann, concentrandosi sui ribosomi, sugli antibiotici e sulla resistenza batterica, oltre che sulle possibili implicazioni delle mutazioni ribosomali nelle malattie umane e sulle origini della vita.
Il presidente dell’Istituto Weizmann, Alon Chen, ha ricordato Yonath come “una scienziata eccezionale” che “non ha mai esitato a scegliere una strada che altri consideravano impossibile” e a seguirla per decenni «con determinazione, curiosità e coraggio”. “La sua eredità va ben oltre i suoi risultati scientifici”, ha aggiunto Chen. “Ha mostrato a generazioni di scienziati ciò che è possibile ottenere quando si ha il coraggio di porsi grandi domande e si persevera nella ricerca delle risposte”.
Foto di Prolineserver
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