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    ISRAELE

    Israele al voto, a Tel Aviv in fila ai seggi: “Elezioni cruciali per il nostro futuro”

    Si vota oggi in Israele, e a Tel Aviv si respira un’aria diversa. L’entusiasmo che di solito anima il lungomare e le vie del centro oggi si è riversato nei seggi. In molti sono andati a dire la loro in quelle che sono considerate tra le elezioni più importanti dalla nascita dello Stato ebraico, le prime dopo il pogrom del 7 ottobre. Sui marciapiedi davanti alle scuole si allineano le biciclette, il mezzo con cui la città si muove. In fila ci sono anziani, ragazzi, coppie, famiglie con bambini: ognuno si sente chiamato a votare. E l’affluenza lo conferma. Alle 10 aveva votato il 16,68% degli aventi diritto, circa 1,2 milioni di persone, contro il 15,9% registrato alla stessa ora nel 2022. È il dato più alto a quell’ora dal 1981.
    Nella scuola Ironi di via Ben Yehuda, in pieno centro, c’è Omer, padre di due bambini. «Voto per una società più unita», dice. «Che si superino le divergenze».
    C’è anche chi è arrivato dall’estero proprio per votare, visto che Israele non prevede il voto per corrispondenza per i cittadini residenti fuori dal Paese. È il caso di Alex: «Sono tornato da New York. Sono elezioni cruciali per il futuro del nostro Paese».
    Più a nord, a Ramat Aviv, l’atmosfera e la voglia di partecipare sono le stesse. Per Yoel oggi è «il giorno più bello della democrazia, perché è il popolo a scegliere». Ma, aggiunge, è importante che, al di là delle differenze, ognuno ricordi di appartenere al popolo d’Israele, «che ha un cuore solo».
    Spostandosi a sud, a Giaffa, quartiere simbolo della convivenza tra ebrei e arabi, i seggi sono altrettanto affollati. Al seggio di via Nachum, ebrei e arabi ingannano l’attesa in coda scambiandosi opinioni politiche, mentre in sottofondo il muezzin chiama alla preghiera di mezzogiorno. «Noi arabi vogliamo vivere in pace, e oggi ci esprimiamo», dice Nour. André e Betty, ebrei immigrati dalla Francia, sono colpiti dalla voglia di partecipare: «Si vede quanto la gente abbia voglia di votare. Nonostante le differenze, è un Paese sano, che va alle urne. Non come in Europa».

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