
Era stato considerato “inoperabile”. Tuttavia, un’équipe di chirurghi israeliani è riuscita a sottoporlo all’intervento. A 14 anni, Mark aveva ricevuto una nuova diagnosi di tumore, dopo aver sconfitto, a soli due anni, un primo cancro. Questa volta si trattava di un osteosarcoma, una forma rara e aggressiva di tumore osseo, localizzato nella zona pelvica e accompagnato da metastasi ai polmoni. A riportarlo è il Jerusalem Post.
In Russia, dove viveva, il caso era stato considerato inoperabile a causa della localizzazione e dell’estensione della malattia. La madre di Mark, però, non si è arresa e ha portato il figlio in Israele, al Clalit Schneider Children’s Medical Center. Qui il ragazzo è stato sottoposto a una chemioterapia mirata, coordinata dalla dottoressa Orli Michaeli. Il trattamento ha dato una risposta importante: le metastasi polmonari sono scomparse e il tumore primario si è ridotto.
A quel punto, un’équipe congiunta di specialisti del Clalit-Schneider e del Clalit-Beilinson Hospital ha deciso di affrontare una sfida considerata fino a quel momento impossibile. Per preparare l’intervento sono state necessarie numerose ore di pianificazione digitale. L’obiettivo non era soltanto rimuovere completamente il tumore, ma anche ripristinare la mobilità del ragazzo.
L’intervento, eseguito quando Mark aveva 15 anni, è durato 19 ore. I chirurghi hanno rimosso circa metà del suo bacino, sostituendola con un impianto in titanio e polimero avanzato, progettato su misura e stampato in 3D. “Questo è stato uno dei casi più complessi e impegnativi che abbiamo mai affrontato”, ha spiegato il dottor Israel Weiss, responsabile dell’Unità di Oncologia Ortopedica di entrambi gli ospedali.
Il dottor Arie Greenberg, specialista in Chirurgia protesica e Oncologia ortopedica al Clalit-Beilinson, ha definito l’utilizzo combinato della Chirurgia oncologica avanzata e della Progettazione tridimensionale personalizzata un vero e proprio “salto quantico” nel campo dell’oncologia chirurgica.
L’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione tra diverse équipe specialistiche. “Invece di accettare che il tumore fosse inoperabile, le nostre équipe hanno unito competenze diverse, progettazione tridimensionale personalizzata e tecnologie avanzate di stampa. Questa collaborazione apre un nuovo orizzonte di possibilità”, ha spiegato Weiss.
Mark è ora in fase di recupero e sta affrontando la riabilitazione.













