
Una nuova ricerca israeliana potrebbe contribuire a cambiare il modo in cui vengono coltivati i pomodori nelle condizioni climatiche più difficili. Un gruppo di ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha infatti utilizzato la tecnologia di editing genetico CRISPR per modificare un meccanismo legato allo sviluppo del frutto, ottenendo piante capaci di produrre pomodori anche quando le basse temperature ostacolano la normale fecondazione.
Il problema è particolarmente rilevante durante i periodi più freddi. Quando le temperature scendono, infatti, la riproduzione delle piante di pomodoro può essere compromessa e la quantità di frutti prodotti diminuisce sensibilmente. La ricerca israeliana punta a superare proprio questo limite, intervenendo sul processo che permette alla pianta di sviluppare il frutto.
La modifica genetica ha favorito la partenocarpia, un fenomeno attraverso il quale la pianta può sviluppare il frutto senza che sia necessaria la fecondazione. Il risultato sono pomodori privi di semi, ma soprattutto una produzione significativamente più elevata nelle condizioni climatiche sfavorevoli.
Gli esperimenti condotti in serra durante l’inverno hanno mostrato risultati particolarmente marcati. Nella fase iniziale della stagione, le piante modificate hanno prodotto oltre 18 volte più frutti rispetto alle piante tradizionali. Considerando l’intero periodo della sperimentazione, la produzione di pomodori maturi è stata invece circa sei volte superiore. Alla conclusione dei test, la maggior parte dei frutti delle piante modificate era già maturata, mentre molte delle piante non modificate presentavano ancora pomodori verdi.
La ricerca potrebbe avere applicazioni importanti soprattutto nelle aree caratterizzate da temperature basse o da stagioni di coltivazione più brevi. Rendere le piante meno dipendenti dalle condizioni necessarie alla pollinazione significherebbe infatti poter prolungare il periodo di raccolta e rendere la produzione più stabile. Il tema diventa ancora più interessante alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici. Se il freddo può compromettere la fecondazione, anche le temperature eccessivamente elevate possono interferire con lo stesso processo. La capacità di intervenire sui meccanismi genetici che regolano lo sviluppo del frutto potrebbe quindi rappresentare uno strumento per rendere le coltivazioni più resilienti agli eventi climatici estremi.
La tecnologia, tuttavia, è ancora in una fase di ricerca. Prima di un’eventuale applicazione su larga scala sarà necessario adattare il metodo alle varietà commerciali e verificare con precisione che cosa accade a caratteristiche fondamentali per il consumatore, come dimensioni, sapore e qualità dei pomodori. Il dato emerso dagli esperimenti resta però significativo: nelle condizioni fredde testate, le piante sottoposte a modifica genetica hanno dimostrato di poter produrre frutti in quantità molto maggiore e in tempi più rapidi. Un risultato che apre una nuova prospettiva per l’agricoltura israeliana e, più in generale, per la ricerca di coltivazioni capaci di affrontare un clima sempre più imprevedibile.














