
Dopo un 25 aprile segnato da tensioni, violenze e polemiche, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Livia Ottolenghi, lancia un appello al dialogo, senza nascondere la preoccupazione per il clima che si è creato.
Intervistata da La Stampa, Ottolenghi ha confermato la disponibilità a incontrare l’Anpi dopo l’apertura arrivata dall’associazione partigiani: “L’Ucei non si tira indietro e accetta l’incontro, senza ignorare le diversità di vedute”. Un passo che, nelle intenzioni, deve servire a ricostruire un confronto civile: “Qualunque iniziativa che tenda a rasserenare gli animi, a smorzare i toni e a respingere un linguaggio violento e spesso antisemita non può essere elusa”.
Il 25 aprile di quest’anno ha lasciato un segno profondo. Le immagini dei cortei, in particolare a Milano, Roma e Bologna, sono per la presidente UCEI “difficili da dimenticare”, segnate da “frasi antisemite irripetibili” e da un clima che ha superato ogni limite: “Nel 2026 non pensavo si arrivasse a evocare saponette o Hitler”.
A rendere ancora più delicata la situazione è stato anche l’episodio avvenuto a Roma, dove un giovane della comunità ebraica è accusato di aver sparato con una pistola ad aria compressa contro due attivisti dell’Anpi. Ottolenghi ha espresso “sgomento e tristezza”, ribadendo al tempo stesso la necessità di attenersi ai fatti, ricordando che, come dichiarato dal Direttore del relativo Museo, il giovane non è un rappresentante della Brigata ebraica.
Il tema del disagio giovanile emerge come uno degli elementi centrali della riflessione. “È una piaga sociale che si è acuita dopo la pandemia – spiega – e non riguarda solo i giovani della comunità ebraica, ma un’intera generazione”. Un fenomeno che, sottolinea, va affrontato con strumenti adeguati da parte di istituzioni, scuola e sistema sanitario.
Sul piano della sicurezza, Ottolenghi evidenzia una condizione anomala che riguarda le comunità ebraiche: “Altre confessioni religiose non devono ricorrere alla sicurezza per andare a pregare o a scuola. Noi sì, da sempre”.
A preoccupare è anche il ruolo dei social network, dove “le escalation a notizie non ancora verificate” e i “commenti al vetriolo” contribuiscono ad alimentare tensioni e ostilità. In questo contesto, la presidente UCEI torna a chiedere un impegno concreto sul piano legislativo: “È importante che il Parlamento approvi il disegno di legge sull’antisemitismo, che punta soprattutto alla formazione e alla cultura del rispetto”.
Alla possibilità di una frattura insanabile con il mondo della sinistra risponde con un segnale di apertura: “Voglio credere che sia possibile discutere in maniera costruttiva con tutte le forze politiche”. E conclude con un richiamo al valore delle parole e del confronto: “Possiamo anche non essere d’accordo, ma dobbiamo poterlo esprimere liberamente, senza scadere negli insulti”.















