
Potrebbe sembrare singolare che un personaggio di tale statura come Rav Elio Toaff z’l — Capo Rabbino di Roma dal 1951 al 2001, uomo di vastissima cultura, tradizionalista ma al tempo stesso innovatore, capace di dialogare con le persone comuni e di incontrare le più alte personalità della scena internazionale — si sia dedicato, nel 1981, davanti a una piccola platea curiosa e attenta, al semplice gesto di impastare le azzime per Pesach.
La preparazione delle mazzot non era certo un compito che gli competesse direttamente: esistono forni specializzati e persone appositamente formate per lavorare questo pane non lievitato. Eppure, vale la pena ricordare che, nel corso del suo lungo mandato, Rav Toaff si adoperò costantemente per incrementare l’osservanza delle mitzvot (precetti) all’interno della Comunità Ebraica di Roma, diffondendo la conoscenza dell’ebraismo anche attraverso gesti apparentemente piccoli.
Ed è proprio questo il senso di quell’episodio del 1981: azioni semplici e concrete possono produrre effetti di grande portata, trasmettendo i valori e le tradizioni ebraiche non soltanto per via dottrinale, ma anche attraverso un approccio esperienziale e diretto.
Questo era Rav Elio Toaff: un rabbino che, nei suoi cinquant’anni di servizio alla comunità, non esitò a ricorrere a strumenti vicini alla vita quotidiana del mondo ebraico romano per favorire l’adempimento e l’osservanza dei precetti rituali.















