
Giulio Bartolocci era un monaco cistercense e uno dei più importanti studiosi di ebraico del Seicento. È famoso per la Biblioteca Magna Rabbinica (1675-1693), la prima bibliografia sistematica della letteratura ebraica in quattro volumi. Questa opera non è solo un elenco di libri, ma contiene biografie di autori ebrei importanti e soprattutto una parte, per me, particolarmente interessante: “Dissertazioni su usi e costumi ebraici”, comprese quelle popolari e “magiche”, dalla quale mi sono ispirato per questo articolo, che spero vi incuriosirà.
Nelle famiglie ebraiche si usava apporre dei “Quadretti “o “Bollettini”, scritti in ebraico, che venivano messi nella stanza della partoriente a salvaguardia del neonato dagli attacchi dei “demoni”, in particolar modo della demone della notte Lilith. Con il tempo questa usanza di metterli nella stanza della partoriente cadde in disuso e gli ebrei di Roma non sapendo come utilizzarli li posero e alcuni ancora lo fanno nei quattro lati delle loro botteghe quale augurio di prosperità, benedizione e buona riuscita nelle opere intraprese.
Quale è la loro origine?
L’antica formula di questi “quadretti” o “bollettini” si trova scritta nell’opera di Giulio Bartolocci , il quale sostiene che essa fu creata dal rabbino e grammatico Elia Levita e riportata nel suo dizionario “Ha-Tishbi”.
La formula contiene anche i nomi degli angeli protettori dei neonati e nemici della famosa demone Lilith. I nomi dei tre angeli sono: Senoi, Sansenoi e Semanghellaf (questi nomi sono legati alla nota legenda di Adamo e Lilith riportata in un antico Midrash “Alpha Betà de-Ben Sira”).
Ai nomi dei tre angeli veniva aggiunta anche una formula protettiva: “Adamo ed Eva e fuori Lilith”. Secondo la tradizione Lilith poteva essere cacciata grazie ai nomi dei tre angeli.
Nacque così il “Qamia”, ossia l’amuleto o piccola pergamena a protezione dei bambini. Uno di questi “Qamia” si trova nel Sefer Raziel ha-Malhakh” e qui è addirittura scritto che la proprietà ad esso attribuita è stata esaminata e sperimentata contro ogni eventuale accidente, particolarmente indicato per “la custodia della partoriente e del neonato”.
La storia di questo amuleto è particolarmente interessante, ma abbastanza lunga da scrivere: vi dirò soltanto che l’autore propose di scrivere un versetto del salmo CXX, al quale fanno seguito i nomi degli angeli, in un disegno a disposizione simbolica a forma di Stella di David a sei punte ed è la prima volta che compare il termine Maghen David nella letteratura ebraica, sostenendo che lo stesso primo uomo avrebbe visto questo segno e lo avrebbe poi riprodotto.
Con il tempo a Roma questa pratica si trasformò: non solo protezione del parto, ma protezione e benedizione delle attività commerciali.
Gli ebrei romani cominciarono a collocare questi “quadretti” su quattro pareti come un talismano di buona fortuna.
Che cosa vi era scritto nei quadretti?
Il contenuto seguiva uno schema simbolico molto preciso: nelle prime righe vi sono scritti i nomi dei quattro punti cardinali; nelle seconde i nomi dei quattro elementi della natura (acqua, cielo, terra e fuoco); nelle terze si ripetono i nomi corrispondenti ai quattro punti cardinali in termini diversi (davanti, dietro, sinistra e destra); nelle quarte i nomi degli angeli intercalati nella benedizione sacerdotale, nelle quinte i nomi degli angeli Michael, Nuriel, Gavriel e Refael; nelle seste i nomi degli angeli protettori delle partorienti e dei neonati Senoi, Sansenoi e Semanghellaf; e in più la frase: Adamo ed Eva, fuori Lilith. Il tutto era spesso incorniciato dai versetti biblici tratti da Deuteronomio XXVIII, 10; Salmi XVI, 8; Deuteronomio XXVIII,12; Genesi XLIX, 18; XLIX, 22.
Questa tradizione mostra un aspetto importante e cioè una religiosità popolare, dove elementi biblici, mistici e magici convivono. È un esempio perfetto di come nella storia degli ebrei romani, la spiritualità si sia adattata alla vita concreta dalla nascita….fino al lavoro quotidiano.
Ringrazio nella stesura di questo articolo Lilli Spizzichino per avermi edotto su questa usanza romana che non conoscevo, la lettura degli scritti su tale argomento da Rav Nello Pavoncelllo Z.L., il Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo Shmuel Di Segni e infine Rav Alberto Funaro per le loro ulteriori informazioni.














