
“Ieri, oggi, domani”: un titolo che racchiude il senso dell’annuale gala del Keren Hayesod Italia, svoltosi presso il Salone delle Fontane di Roma. Un evento che ribadisce l’impegno dell’organizzazione nel contribuire al futuro di Israele, oggi più che mai in un contesto segnato dal conflitto in corso.
Dopo la proiezione di un video dedicato alla situazione attuale in Israele e alle attività dell’ente, Eyal Avneri, rappresentante del Keren Hayesod Italia, ha spiegato il significato del titolo della serata: “Ieri, oggi e domani: quel che viviamo oggi è una continuazione del 7 ottobre, siamo qui stasera con la speranza che nel domani ci sia la pace per il nostro popolo e per tutto il Medio Oriente”.
A seguire, i saluti istituzionali del presidente del Keren Hayesod Italia, Victor Massiah, che ha ringraziato il comitato di Roma sottolineando la grande partecipazione, anche di ospiti provenienti da Israele.
Dopo l’esecuzione dell’inno nazionale italiano e dell’inno israeliano, l’Hatikva, è intervenuto il rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni: “Lo Stato di Israele e gli ebrei nel mondo stanno attraversando un periodo difficile, affrontandolo con lo spirito del popolo ebraico, che sa che ci sono tempi duri ma che resiste per portare avanti la sua storia, le sue tradizioni e i suoi valori”. Il rav ha poi citato un Midrash sulla cantica di Haazinu, in cui D-o afferma: “Finirò con loro le mie frecce”. “I maestri hanno ribaltato questa frase sostenendo che le frecce possano finire, ma noi non finiremo mai. Questo spirito ci guida ancora oggi, quando al posto delle frecce ci sono i missili. I missili finiranno. Ma noi non finiremo”.
È quindi intervenuto l’ambasciatore d’Israele in Italia, Jonathan Peled: “Il Keren Hayesod è una famiglia globale che da oltre cento anni lavora per difendere Israele. Sin dalla sua nascita, Israele guarda al futuro, è resiliente: la nostra gente da settimane paga un prezzo alto per la guerra in corso, costretta a stare nei rifugi. Noi vogliamo liberarci dal male, vivere in sicurezza e raggiungere finalmente la pace”.
La giornalista Giulia Sorrentino ha poi intervistato i due ospiti speciali della serata. Il primo, Nitzan Alon, generale dell’IDF, che dopo il 7 ottobre 2023 ha ricoperto il ruolo di comandante dell’unità di intelligence per la localizzazione dei rapiti e dei dispersi, ha dichiarato: “Israele ha imparato a essere proattiva in questi tempi difficili, cambiando la propria strategia per rafforzarsi e affrontare queste difficoltà. Ricordiamo anche che l’Iran non è una minaccia solo per Israele”.
Sorrentino ha quindi intervistato Gadi Moses, tra i fondatori del kibbutz Nir Oz, rapito il 7 ottobre e tenuto prigioniero per 482 giorni dalla Palestinian Islamic Jihad. Moses ha ricordato i giorni della prigionia: “Ero completamente disconnesso dalla realtà e dalla vita. Ero solo e nessuno poteva darmi alcun tipo di informazione”. Riprendendo le parole dell’Hatikva, ha aggiunto: “Noi cantiamo ‘od lo avda tikvateinu’, che significa che non perdiamo la speranza”. Moses ha poi sottolineato come il momento difficile non sia ancora terminato: “Non è finita, dobbiamo capirlo e rimanere uniti, fare del nostro meglio per sostenere le persone che vivono in Israele e coloro che hanno perso i propri cari”.
Alon ha aggiunto: “Nei momenti difficili non ci si dispera e non ci si arrende, bisogna affrontare le sfide e superarle, come ha fatto Gadi Moses, che al suo ritorno ha subito pensato a ricostruire”.
In chiusura, gli interventi dell’attore Fabio Ferrari e del giornalista Antonino Monteleone, che hanno ribadito il proprio sostegno allo Stato d’Israele. Ferrari ha commentato: “Fa una certa impressione che nel 2026 parliamo ancora di ‘ebrei sopravvissuti’. Il 7 ottobre puntava a risvegliare l’antisemitismo”. Monteleone ha aggiunto: “È un momento di difficoltà, ma dalla difficoltà ricaviamo il momento per dare il meglio di noi stessi”.
Al termine della serata, gli ospiti hanno potuto effettuare donazioni a sostegno delle attività del Keren Hayesod. L’evento si è concluso con musica, canti e balli israeliani accompagnati da Benny Fadlun, in un clima che ha unito partecipazione e speranza.
Una chiusura che riflette lo spirito del popolo ebraico: non piegarsi di fronte alle difficoltà, ma restare uniti e guardare al futuro con determinazione.















