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    ROMA EBRAICA

    Il miqvè di Ostia Antica: la scoperta e il racconto dello scavo

    Quando è emersa la notizia del rinvenimento di un antico miqvè nel Parco Archeologico di Ostia Antica, non avremmo mai immaginato di poter partecipare personalmente alla campagna di scavo che avrebbe indagato questo ambiente. Inizialmente un’idea quasi scherzosa, la possibilità di unirci agli scavi condotti dall’Università di Catania si è concretizzata: io, Yael Anav, educatrice del Museo Ebraico e laureata in Archeologia, e Grazia Sonnino, responsabile del bookshop e studentessa di Storia dell’Arte presso l’Università di Roma Tre, abbiamo avuto l’opportunità di contribuire a un progetto così ambizioso.

    L’area in cui abbiamo operato è vasta e, pur senza certezze definitive, potrebbe appartenere a una domus della famiglia dei Gamala. Questa famiglia, una delle più influenti di Ostia antica, apparteneva all’élite municipale della città e fu attiva nella vita politica per oltre due secoli e mezzo, dalla tarda Repubblica fino almeno al II secolo d.E.v.

    Il cognome Gamala è singolare e, secondo alcuni studiosi, potrebbe avere origine semitica o orientale, forse collegata alla città di Gamla in Galilea. Il membro più noto, Publio Lucilio Gamala, noto come Gamala senior, visse tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’età imperiale, distinguendosi come benefattore della città e finanziatore di numerosi edifici pubblici e religiosi. La domus oggetto degli scavi potrebbe appartenere proprio a lui, esaminata con il supporto dell’Università di Catania e sotto la direzione del professor Luigi Caliò.
    Tra i contributi più significativi della famiglia vi è la costruzione dei cosiddetti Quattro Tempietti vicino al teatro di Ostia. Questi edifici pagani, realizzati intorno al I secolo a.E.v., si trovano accanto alla zona del miqvè, non lontano da un mitreo, suggerendo la coesistenza armoniosa di diverse realtà religiose, probabilmente favorita dai Gamala stessi.

    Il miqvè è stato rinvenuto durante la campagna estiva 2024, nell’Area A del Parco Archeologico di Ostia Antica, tra i Grandi Horrea, i Quattro Tempietti e il Piazzale delle Corporazioni, vicino al teatro. Questo punto costituiva il cuore commerciale della città, frequentato da mercanti e viaggiatori provenienti da tutto il Mediterraneo.

    Gli archeologi stimano che il bagno rituale risalga al I secolo d.E.v., con un utilizzo che si prolungò probabilmente fino al V-VI secolo, come indicano i reperti rinvenuti nel pozzo. Il miqvè si trova in un ambiente semi-sotterraneo rettangolare con abside semicircolare, le cui pareti sono rivestite di intonaco idraulico impermeabile. Tra gli oggetti ritrovati, una lucerna con il simbolo della menorà e del lulav conferma la funzione rituale ebraica. Altri reperti, non riferibili alla comunità ebraica, come una statuetta pagana e una lucerna con il cristogramma, suggeriscono che la domus e il miqvè abbiano attraversato fasi diverse o che la struttura originariamente non fosse esclusivamente ebraica, ma una commistione di culti, sponsorizzata dai Gamala. La scoperta rappresenta un evento straordinario e raro per il periodo romano: i mikva’ot sono comuni in Israele, ma quasi mai nella diaspora romana. Il miqvè di Ostia è considerato dagli archeologi il bagno rituale ebraico più antico della diaspora, probabilmente il più antico fuori dalla Terra di Israele per l’età romana, confermando la presenza stabile e organizzata della comunità ebraica nella città portuale.

    La scoperta rafforza le evidenze già note sulla Sinagoga di Ostia Antica, una delle più antiche d’Europa, attiva dal I secolo d.E.v., e offre nuove informazioni sulle strutture comunitarie e sulla vita religiosa degli ebrei romani. Lo scavo del miqvè non è ancora concluso e proseguirà in futuro, promettendo ulteriori rinvenimenti. L’esperienza diretta di lavorare in questo contesto ha permesso di riflettere sulla storia della comunità ebraica a Ostia, sul legame con la città e sulla continuità dei luoghi rituali attraverso i secoli.

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