
Durante la Seconda guerra mondiale Emilia Marinelli Valori si distinse per aver salvato gli ebrei perseguitati dal regime nazifascista, nascondendoli in un magazzino di tabacchi nel comune di Meolo. Oggi queste sue azioni le sono valse il riconoscimento di Giusta tra le Nazioni da parte dello Stato di Israele, che nella Sala della Protomoteca in Campidoglio ha consegnato la medaglia e il diploma al figlio Giancarlo Elia Valori, alla presenza di numerose istituzioni, tra cui il rabbino capo di Roma Riccardo Shmuel Di Segni, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il prefetto Bruno Frattasi e la neopresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Livia Ottolenghi.
Ad aprire la cerimonia è stato Riccardo Pacifici, che ha sottolineato l’importanza della solidarietà di Emilia Valori verso i perseguitati durante il periodo della guerra: “Coloro che hanno salvato le vite di chi era in pericolo lo hanno fatto con la massima semplicità, senza cercare gloria”. La parola è poi passata all’avvocato Francesco Coco, che ha ripercorso la vita di Emilia Valori, e all’ambasciatore dello Stato di Israele Jonathan Peled, che ha ringraziato Giancarlo Elia Valori definendolo “da sempre un grande amico dello Stato ebraico”: “Nell’immane tragedia della Shoah ci furono baluardi di speranza: persone che hanno salvato intere famiglie di ebrei rischiando di perdere tutto”.
A seguire l’intervento del sindaco Roberto Gualtieri, che ha sottolineato l’importanza di combattere l’antisemitismo nella città di Roma, teatro nella Seconda guerra mondiale delle spietate persecuzioni razziali dei nazisti. “È fondamentale una dura azione di contrasto all’antisemitismo per ribadire l’unicità della Shoah”.
Infine, la parola è passata a Giancarlo Elia Valori, che citando Rita Levi-Montalcini ha ricordato sua madre, che ha mostrato doti di sacrificio in quel periodo nero della storia. “Il sostegno di mia madre non fu soltanto materiale, ma anche spirituale. Quando le SS bussavano alle porte del magazzino di Meolo in cui erano nascosti gli ebrei, mia madre apriva con estrema tranquillità, così da trasmettere serenità anche ai perseguitati nascosti al suo interno”.













