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    ROMA EBRAICA

    Anni Rubati, la voce di Settimia Spizzichino torna a parlare alle nuove generazioni

    In occasione del prossimo anniversario della razzia del 16 ottobre 1943, la casa editrice Giuntina, con il supporto della Fondazione Museo della Shoah, pubblicherà Anni Rubati. La vita e la testimonianza di una donna sopravvissuta alla Shoah. Si tratta di una nuova edizione della memoria di Settimia Spizzichino, data alle stampe nel 2000. Questa riedizione nasce da una sinergia tra la Fondazione Museo della Shoah e la famiglia di Settimia. Abbiamo curato questo progetto unendo due percorsi diversi ma complementari: il lavoro storico e didattico della Fondazione Museo della Shoah e il legame familiare con Settimia. L’obiettivo è restituire alle nuove generazioni una voce capace di parlare con straordinaria forza al presente.

    A rendere importante questo ritorno in libreria è stata prima di tutto un’esigenza concreta: la reperibilità del testo, da tempo fuori catalogo. Le frequenti sollecitazioni del mondo della scuola e della ricerca hanno dimostrato quanto la storia di Settimia sia ancora viva e fondamentale per lo studio della Shoah.

    La nuova edizione, tuttavia, non si limita a riproporre il testo originario. È stata infatti arricchita con un’appendice documentaria aggiornata, che comprende materiali inediti provenienti dall’Archivio storico del Museo Nazionale di Auschwitz-Birkenau, oltre a una ricostruzione del percorso della memoria di Settimia dopo la sua scomparsa, avvenuta il 3 luglio 2000. Tra questi segni di riconoscimento figurano il ponte che Roma Capitale le ha dedicato nel 2012 e il francobollo ordinario della serie tematica Il Senso civico, emesso nel 2021 in suo onore dal Ministero dello Sviluppo Economico.

    L’intento è quello di riportare al centro dell’attenzione una delle testimonianze più significative della deportazione degli ebrei romani, affinché i giovani possano avvicinarsi non solo alla storia della persecuzione, ma anche a un’esperienza umana fatta di sofferenza, coraggio e dignità. La memoria, infatti, rappresenta uno strumento essenziale di conoscenza, consapevolezza e responsabilità civile.

    Accanto al lavoro di ricerca storica si è sviluppato anche un percorso profondamente personale e familiare. L’idea di dedicare una nuova vita editoriale al libro era presente da molti anni, nata dal desiderio di contribuire alla trasmissione della memoria di Settimia anche attraverso la scrittura. Tutto ebbe origine da una conversazione con Carla Di Veroli, che incoraggiò questo percorso invitando a mettere la scrittura al servizio della trasmissione della memoria familiare.

    Quel progetto rimase a lungo custodito come un desiderio, anche a causa della prematura scomparsa di Carla. Anni dopo, durante la registrazione di un podcast con la giornalista Elisabetta Fiorito, quell’idea riemerse con forza, trasformandosi finalmente in una decisione concreta. Grazie alla collaborazione della Fondazione Museo della Shoah e alla disponibilità dell’editore Shulim Vogelmann della Giuntina, il progetto ha preso forma fino a diventare il volume che oggi arriva nelle librerie.

    Il desiderio più profondo che anima questa pubblicazione è quello di restituire a Settimia la sua dimensione umana. Troppo spesso, infatti, i sopravvissuti vengono ricordati esclusivamente attraverso il numero tatuato sul braccio, simbolo della disumanizzazione subita nei campi di sterminio. Ma prima di essere una sopravvissuta, Settimia era una donna piena di vita, capace di affrontare il peso di un passato indicibile senza rinunciare al desiderio di vivere pienamente.

    Pur portando dentro di sé le inevitabili ferite emotive e psicologiche lasciate dalla deportazione, Settimia non volle mai limitarsi a sopravvivere. Scelse di vivere, di testimoniare, di costruire relazioni e di trasmettere il valore della memoria fino agli ultimi giorni della sua esistenza.

    Anche il lavoro di raccolta dei materiali ha rappresentato un viaggio nelle radici familiari. Attraverso cene, telefonate e lunghi racconti, sono riaffiorati ricordi custoditi dagli zii e dai parenti, ai quali si sono aggiunte le testimonianze di persone esterne alla famiglia che avevano conosciuto Settimia. Da questo mosaico di memorie è emerso il ritratto di una donna ricca di sfumature, molto più complessa e luminosa di quanto spesso venga raccontato.

    Anni Rubati vuole dunque essere molto più di una semplice ristampa. È un’opera che intreccia ricerca storica, memoria familiare e responsabilità civile, offrendo al lettore la possibilità di incontrare non soltanto una testimone della Shoah, ma una donna nella sua interezza. Raccontare Settimia significa restituirle il volto, la voce e la vita che il nazifascismo aveva tentato di cancellare, affinché la sua storia continui a parlare alle coscienze delle generazioni presenti e future.

    Marco Caviglia è responsabile della didattica con le scuole per la Fondazione Museo della Shoah. Miriam Spizzichino, pronipote di Settimia, è giornalista e scrittrice.

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