
Grande emozione al Tempio Maggiore di Roma per la presentazione del restauro dell’Aron HaKodesh proveniente dalla Scola Castigliana, uno degli arredi sacri che raccontano, attraverso la materia e le iscrizioni, la lunga storia della Comunità ebraica romana. L’Aron, destinato alla custodia dei rotoli della Torah, risale alla metà del XVII secolo: la documentazione epigrafica presente sul manufatto consente infatti di collegarne diverse parti agli anni 1641/42 e 1646/47. Le due ante lignee, invece, appartengono a una fase successiva e sono datate 1792/93. L’opera si caratterizza per il ricco apparato di marmi policromi, le colonne e le decorazioni che ne fanno uno dei manufatti più significativi del patrimonio storico-artistico ebraico romano.

Il progetto di restauro, finanziato dalla famiglia Limentani – Piperno, con la madre Lucetta e dai figli Sara, David e Ruth, è stato realizzato sotto la direzione del Museo Ebraico di Roma, mentre l’intervento conservativo è stato eseguito dalla ditta di restauro Marco Borioni, con la collaborazione della restauratrice Giordana Mieli. Responsabile del procedimento per la Soprintendenza Speciale di Roma è l’architetto Oliva Muratore. Il restauro ha interessato in particolare le superfici marmoree policrome, sulle quali un accurato lavoro di pulitura ha permesso di recuperare la leggibilità dei materiali e dei colori. Particolare attenzione è stata dedicata anche alle decorazioni, alle parti lignee e alle ante settecentesche, oltre che alle iscrizioni che nel corso del tempo avevano perso parte della loro leggibilità. Come già avvenuto per altri importanti arredi del Tempio Maggiore, l’intervento non ha riguardato soltanto l’aspetto estetico dell’opera, ma ha permesso di approfondirne la storia attraverso lo studio delle iscrizioni e delle diverse fasi costruttive.

Particolarmente significativo è il complesso delle iscrizioni che accompagnano l’Aron. Una prima iscrizione, posta nella parte superiore, ricorda la donazione di Rabbi Yitzḥaq, figlio di Rabbi Mordechai di Terracina, e attraverso il cronogramma ebraico riconduce l’opera al 1641/42. Una seconda iscrizione, sulla colonna destra, ricorda invece la donazione dei fratelli Rabbi Shlomo e Rabbi Rafaelitz, figli di Rabbi Yitzḥaq Korkos, indicando l’anno 1646/47. Ancora più interessante è la terza iscrizione, che distingue due parti dell’Aron. La metà superiore, fino alle colonne e alle aperture, viene attribuita alla donazione di Rabbi Avraham Ha-Kohen, figlio di Rabbi Mordechai Ha-Kohen, con riferimento al 1641/42; l’altra metà, dalla base fino alle colonne, è nuovamente legata a Rabbi Avraham Ha-Kohen e viene datata al 1646/47. L’Aron diventa quindi una sorta di documento storico tridimensionale: la sua struttura conserva le tracce di differenti epoche, donatori, interventi e spostamenti che hanno accompagnato la storia della Comunità ebraica romana.

Queste testimonianze sembrano quindi restituire l’immagine di una realizzazione articolata nel tempo, nella quale diverse componenti dell’Aron furono realizzate, finanziate o completate in momenti ravvicinati. Le iscrizioni costituiscono per questo un documento fondamentale non soltanto per la storia dell’opera, ma anche per la storia della committenza e della vita delle antiche scole romane. L’ultima iscrizione ricorda inoltre una trasformazione avvenuta nel 1937/38, quando gli arredi e i seggi provenienti dalle antiche sinagoghe allora demolite furono ricollocati nei nuovi templi romani, come avvenne per questo Aron, collocato nel Tempio Maggiore sul lato sinistro del grande Aron centrale.
Nel corso dell’inaugurazione, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun ha espresso la propria soddisfazione per il nuovo intervento: “Sono felice e orgoglioso di accogliervi in questo momento così speciale per noi. Celebriamo un nuovo restauro contenuto all’interno del nostro Tempio. Vorrei ringraziare la Soprintendenza e la famiglia Limentani-Piperno che ha sostenuto il restauro. Questo palazzo e questa sinagoga potranno solo crescere”. Parole che sottolineano il valore del lavoro di conservazione portato avanti all’interno del Tempio Maggiore, dove diversi arredi storici stanno tornando progressivamente alla loro leggibilità originaria. “Voglio ringraziare la Comunità, è un piacere essere oggi nel Tempio Maggiore per celebrare il restauro di questo importante Aron proveniente da Scola Castigliana. In questo manufatto si intrecciano diverse stagioni della storia della Comunità ebraica romana” ha detto Daniela Porro, Soprintendente Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma.
La presenza della Soprintendenza si inserisce in un rapporto di collaborazione con la Comunità Ebraica e con il Museo Ebraico di Roma già sperimentato in precedenti interventi di conservazione. Anche in occasione del restauro dell’Aron della Scola Siciliana, inaugurato nel 2025, Porro aveva sottolineato il valore dei marmi, delle colonne e della funzione simbolica dell’Aron all’interno del Tempio Maggiore. Alla presentazione erano presenti il Rabbino Capo di Roma Rav Riccardo Di Segni, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun, la presidente della Fondazione per il Museo Ebraico di Roma Alessandra Di Castro, la Soprintendente Speciale Daniela Porro, l’architetto della Soprintendenza Oliva Muratore, il Generale Antonio Petti, Comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale italiano. Il restauro è stato dunque anche un momento di collaborazione tra la Comunità Ebraica di Roma, il Museo Ebraico, il Ministero della Cultura e professionisti specializzati, reso possibile dalla generosità della famiglia Limentani-Piperno. L’Aron di Scola Castigliana torna così a mostrarsi nella sua complessità: non soltanto un prezioso arredo liturgico, ma un manufatto nel quale marmo, legno, iscrizioni e stratificazioni storiche raccontano oltre tre secoli e mezzo di vita ebraica romana.













