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    Iran, conferenza al Campidoglio sulla repressione del regime: le voci della diaspora

    La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran non distoglie l’attenzione degli iraniani della diaspora dalle atrocità commesse dal regime e dalle condizioni della popolazione civile. È quanto emerso a Roma, in Campidoglio, nella Sala “Laudato Sì”, dove si è svolta la conferenza organizzata dall’Associazione Italia-Iran.

    Per l’On. Roberto Bagnasco, la condizione del popolo iraniano è stata “un problema che il mondo ha fatto finta di non vedere”, sottolineando come le grandi potenze siano intervenute in questo conflitto non solo per fattori economici, ma anche “in nome della salvaguardia di milioni di persone”.

    La parola è poi passata al giornalista Maurizio Molinari, editorialista de La Repubblica, che ha spiegato come l’elemento essenziale per un possibile “regime change” sia il fattore americano che, con i suoi “riferimenti espliciti, come ‘Help is on the way’ e una solidarietà costante da parte del presidente Trump, rappresenta un valore profondo e inestimabile”. Molinari ha poi aggiunto che nei 40 giorni di operazioni americane e iraniane vi sia anche “un messaggio verso la popolazione iraniana: c’è qualcuno, fuori dai confini della Repubblica islamica, che si batte per la loro libertà”.

    Nonostante le poche notizie e immagini arrivate dall’Iran, grazie alla testimonianza di Elaheh Taherian la conferenza ha messo in luce la feroce repressione del regime iraniano sulle manifestazioni di inizio gennaio, che avrebbe causato decine di migliaia di vittime. Taherian ha raccontato come suo fratello sia stato ucciso proprio in quelle giornate: “È stato giustiziato dalla polizia in un letto d’ospedale dopo le ferite riportate in una manifestazione. Per ritrovare il suo cadavere la mia famiglia ha dovuto riaprire centinaia di buste nere”. Taherian ha poi lanciato un messaggio: “Spero si farà qualcosa. La popolazione ha paura che ci lasceranno da soli con questo regime”.

    Spazio, infine, al tema della propaganda. Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Friedman, si è soffermato su come la narrativa dei media italiani e occidentali “favorisca la narrativa del regime”, riportando gli esempi della guerra tra Israele e Hezbollah, che “ha poco a che fare con il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Iran”, e con la solidarietà per Israele “durata cinque minuti” dopo il pogrom del 7 ottobre.

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