
Il Medio Oriente trattiene il respiro. Secondo quanto riportato da media americani come la CNN, Axios, Wall Street Journal l’esercito statunitense sarebbe pronto a colpire l’Iran “già nel fine settimana”, anche se il presidente Donald Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. Fonti americane parlano di un significativo rafforzamento di assetti navali e aerei nella regione, inclusi movimenti di portaerei e velivoli da rifornimento dislocati nel Regno Unito e riposizionati più vicino al teatro mediorientale.
La Casa Bianca avrebbe ricevuto briefing dettagliati sulle opzioni militari disponibili, mentre proseguono contatti indiretti con Teheran. “La diplomazia è sempre la prima opzione”, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt, senza però escludere l’uso della forza. “Ci sono molte ragioni che potrebbero giustificare un attacco contro l’Iran”, ha aggiunto, sottolineando che tutte le opzioni restano sul tavolo.
Sempre secondo i media statunitensi, il Pentagono avrebbe temporaneamente ricollocato parte del personale fuori dal Medio Oriente, in previsione di possibili ritorsioni iraniane. Tuttavia, fonti israeliane interpellate dal Jerusalem Post invitano alla cautela: l’ipotesi di un attacco americano viene ritenuta probabile “prima o poi”, ma non necessariamente imminente.
Il nodo resta il fallimento dei negoziati indiretti di Ginevra. Secondo diverse ricostruzioni, le trattative tra emissari statunitensi e iraniani si sarebbero concluse senza progressi sostanziali. Il leader supremo Ali Khamenei ha ribadito il rifiuto di fermare l’arricchimento dell’uranio e di ridimensionare il programma missilistico.
Nel frattempo, immagini satellitari mostrano lavori di rafforzamento intorno ad alcuni siti nucleari iraniani, con coperture in cemento e terra per proteggere le infrastrutture sensibili. Movimenti militari russi nel porto iraniano di Bandar Abbas e manovre navali congiunte con Mosca e Pechino aggiungono un ulteriore elemento di tensione.
Per Israele, il dossier iraniano non è una questione astratta. Il governo di Benjamin Netanyahu considera il programma nucleare di Teheran una minaccia esistenziale. Secondo quanto riportato da diversi media israeliani, lo Stato ebraico avrebbe già innalzato il livello di allerta e si starebbe preparando a diversi scenari, inclusa la possibilità di un’operazione militare coordinata con Washington.
Resta comunque grande incertezza: fughe di notizie e dichiarazioni ambigue possono servire anche a esercitare pressione negoziale. Per ora, la decisione resta nelle mani di Trump. Israele osserva, coordina e si prepara.













