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    “Una cosa da niente”: Mario Pacifici racconta le reazioni degli ebrei alle leggi razziali

    Una serie di racconti che entra nelle case degli ebrei italiani all’indomani delle leggi razziali, mettendo alla luce le loro diverse reazioni. È stato presentato alla Fondazione Museo della Shoah il libro scritto da Mario Pacifici, “Una cosa da niente”, edito Gallucci.

    L’evento, organizzato dal Centro di cultura ebraica e Kryat Sefer e moderato dal giornalista Claudio Della Seta, è stato aperto dai saluti istituzionali della vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma, Carola Funaro, che ha sottolineato la rilevanza dei diversi racconti del libro: “Sono storie che ricostruiscono le vite degli ebrei in quel periodo nero, dove cittadini italiani erano discriminati senza aver fatto nulla”.

    Successivamente, a intervenire è stato il presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia, che nei suoi saluti ha annunciato due importanti iniziative della fondazione: l’uscita di un docufilm, in collaborazione con la Rai, sulle testimonianze di Nedo Fiano e un protocollo d’intesa di collaborazione tra Yad Vashem e la Fondazione Museo della Shoah.

    A prendere la parola è stato l’autore del libro, Mario Pacifici, che ha spiegato come è arrivato alla realizzazione di questo libro: “Ho attinto dalla mia memoria da persona informata sui fatti. Sin da bambino sentivo questa tematica di cui si parlava in casa. Volevo dunque entrare nelle case degli ebrei per riflettere l’effetto delle leggi razziali che si sono abbattute sulle loro vite”.

    Fabio Isman, giornalista de Il Messaggero, ha poi riportato vari episodi degli effetti delle leggi razziali che si sono abbattute sulla vita degli ebrei, escludendoli di fatto dalla società.

    A intervenire infine lo storico Manuele Gianfrancesco, che ha ribadito come sia fondamentale per lo storico costruire le proprie argomentazioni attraverso documenti e foto di famiglia. Inoltre, Gianfrancesco ha spiegato come i provvedimenti delle leggi razziali non furono “immediati, ma graduali”, così che la vita degli ebrei “potesse misurarsi in poche cose, proprio come è scritto nel libro”.

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