
Il presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog, ha telefonato personalmente al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, per esprimergli “il suo grande dolore” per quanto accaduto questa mattina. Al cardinale, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, è stato impedito di accedere alla Chiesa del Santo Sepolcro per la celebrazione della Domenica delle Palme, a causa delle stringenti misure di sicurezza imposte dallo Stato ebraico ai luoghi sacri alle tre religioni monoteiste.
Herzog ha spiegato personalmente che l’episodio è maturato in un contesto di grave emergenza: il regime iraniano aveva lanciato nei giorni scorsi ripetuti attacchi missilistici contro Gerusalemme, e alcuni frammenti sono caduti non lontano dal Santo Sepolcro. Il presidente ha ribadito “l’impegno incrollabile” di Israele verso la libertà di religione per tutte le fedi e il rispetto dello status quo sui luoghi santi di Gerusalemme, sottolineando al tempo stesso la necessità di rafforzare in futuro il coordinamento con il Patriarcato latino.
A fare luce sulla dinamica dell’episodio è intervenuto anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, con una dichiarazione ufficiale. “Negli ultimi giorni”, ha scritto, “l’Iran ha attaccato ripetutamente i luoghi sacri delle tre religioni monoteiste a Gerusalemme con missili balistici. In un attacco, frammenti di missili sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro”. Di conseguenza, Israele ha chiesto temporaneamente ai fedeli di tutte le religioni di non recarsi nei siti sacri della Città Vecchia. L’intervento di oggi nei confronti del cardinale Pizzaballa, ha chiarito Netanyahu, “non aveva alcuna intenzione malevola, solo preoccupazione per la sua sicurezza e quella dei suoi compagni”. Il premier ha tuttavia annunciato che “le forze di sicurezza israeliane stanno preparando un piano che permetterà ai leader delle Chiese di pregare nel sito sacro nei prossimi giorni”.
Sulla stessa linea si è espresso l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, che è intervenuto al Tg4 – Diario della domenica. “Comprendiamo che quello di oggi è un giorno significativo per il mondo cattolico e non avevamo alcuna intenzione di offendere i credenti cristiani in tutto il mondo”, ha esordito Peled, “ma dobbiamo comprendere che siamo sotto attacchi missilistici”. Peled ha precisato che l’intera città di Gerusalemme è chiusa ai fedeli di tutte le religioni da un mese, e che i missili “hanno colpito tutta la città, compreso il Santo Sepolcro”. L’ambasciatore ha inoltre chiarito che il cardinale Pizzaballa “era stato informato di tutto ciò” e che, ciononostante, “aveva deciso di non rispettare la nostra richiesta e di recarsi lì nonostante tutto”. L’intervento della polizia, ha concluso Peled, “è stata un’azione necessaria”. “Proprio mentre parliamo, razzi e missili stanno colpendo Gerusalemme. Dieci milioni di israeliani sono adesso nei rifugi. È una zona di conflitto e la sicurezza delle vite umane viene prima della libertà di culto”, ha aggiunto l’ambasciatore, sottolineando che Israele, come ha detto il premier attraverso i canali social, “cercherà di trovare una soluzione alternativa”.
In un post pubblicato sul proprio profilo X, Peled ha fornito ulteriori dettagli sulle misure di sicurezza tuttora vigenti nella Città Vecchia. “I luoghi sacri di Gerusalemme, incluso il Muro del Pianto, sono attualmente chiusi ai fedeli di tutte le religioni”, ha scritto l’ambasciatore. La chiusura si è resa necessaria a causa dei missili iraniani che “hanno colpito a soli 40 metri dal Santo Sepolcro e in altre zone della Città Vecchia”. Peled ha precisato che “la situazione era stata comunicata preventivamente al Patriarca Latino, che era pienamente consapevole delle restrizioni”, ed ha espresso “vicinanza alle comunità cristiane di tutto il mondo per quanto accaduto”.
L’incidente ha suscitato le reazioni del governo italiano. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “offesa ai credenti e a tutti coloro che credono nella libertà religiosa”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’accaduto “inaccettabile” e ha convocato l’ambasciatore Peled alla Farnesina per lunedì mattina, sottolineando come “tra amici si possono avere divergenze di vedute”. “Avremo una discussione aperta, sincera, magari anche un po’ conflittuale, ma senz’altro di dialogo”, ha aggiunto.















