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    ISRAELE

    Pesach in Israele: un Seder sotto i missili, nel segno della libertà

    Il Seder di Pesach in Israele si è svolto in un contesto segnato dalla guerra e dalla minaccia dei missili iraniani, ma questo non ha impedito ai cittadini di celebrare la festa, che rappresenta uno dei momenti più importanti identitari e di aggregazione per il popolo ebraico. Anzi, in tutto il Paese, il Seder, in cui si legge l’Haggada’, ovvero il racconto dell’uscita dall’Egitto, è diventato anche un momento per ritrovarsi, condividere e continuare a trasmettere alle future generazioni la speranza e il significato della libertà.

    Dal confine con Gaza al nord, in un Paese nel mirino dei missili dell’Iran, degli Houti e di Hezbollah, passando per gli alberghi e i rifugi nelle città, molte famiglie hanno celebrato la festa con matzot (pane azzimo) e Haggadà, anche nei contesti più precari, in condizioni lontane dalla normalità. In diversi casi, la scelta è stata quella di riunirsi direttamente nei rifugi per evitare interruzioni dovute alle sirene.

    In un kibbutz del sud, Nir Am, famiglie evacuate dal nord sono state accolte per trascorrere la festa lontano dal rischio quotidiano. L’iniziativa, organizzata in tempi rapidi, ha coinvolto l’intera comunità con gesti di solidarietà, volontariato, raccolte, preparazione dei pasti, attività per i bambini. Dopo il pogrom del 7 ottobre, erano stati proprio gli abitanti del kibbutz a essere ospitati altrove.

    A Tel Aviv, invece, molte famiglie e gruppi hanno scelto di celebrare il Seder nei rifugi e negli spazi protetti dei palazzi, trasformandoli per una sera in luoghi di incontro e celebrazione della festa. Tavoli improvvisati, sedie recuperate all’ultimo momento e la salda volontà di celebrare il rito, adattandosi ai tempi che corrono.

    Il Seder, tradizionalmente momento familiare, si è così trasformato in molti luoghi in un’esperienza collettiva. Comunità intere si sono mobilitate per garantire che nessuno restasse solo, ricreando, anche lontano da casa, un senso di appartenenza e continuità.

    A Gerusalemme, il Seder ha assunto un valore particolarmente significativo. In alcune celebrazioni sono stati riuniti sopravvissuti agli attacchi del 7 ottobre, ex ostaggi, soldati e sopravvissuti alla Shoah. Così nella capitale del Paese, il racconto dell’uscita dall’Egitto si è intrecciato con storie contemporanee di chi è tornato a vivere la libertà. La prima sera di Pesach, dunque, gli israeliani, hanno continuato a celebrare, a raccontare, a trasmettere l’identità ebraica, con rinnovata forza.

    Così, tra rifugi, kibbutz e città nel mirino dei missili, lo Stato ebraico ha celebrato Pesach trasformando la precarietà in presidio identitario, dando seguito al racconto di libertà perché in ogni generazione ciascuno deve sentirsi come se fosse uscito dall’Egitto.

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