
Il Ministero della Difesa e l’IDF hanno annunciato giovedì il completamento della distribuzione di migliaia di fucili d’assalto avanzati Arad alle squadre di pronto intervento delle comunità di confine in tutto il Paese. Un passaggio definito dalle autorità come “una tappa significativa nella strategia di difesa comunitaria di Israele”.
L’operazione è stata resa possibile da un accordo da circa 31 milioni di dollari con la Israel Weapon Industries (IWI), firmato in precedenza con la Direzione Acquisti del Ministero della Difesa (DPD), unità per le acquisizioni terrestri. L’iniziativa rientra in un più ampio programma del Ministero della Difesa e dell’IDF Ground Forces Command volto a rafforzare le capacità di sicurezza delle comunità su scala nazionale. Oltre alla fornitura dei fucili, l’intesa prevede un pacchetto completo di manutenzione per i prossimi dieci anni, che include la gestione e l’assistenza dei mirini ottici Meprolight M5. Secondo quanto riferito dal Ministero, questi mirini, provenienti dagli stock dell’IDF, saranno montati direttamente sulle nuove armi, garantendo standard operativi omogenei.
L’obiettivo dichiarato è la creazione di un sistema di difesa standardizzato, interamente di produzione israeliana, dedicato alle squadre di pronto intervento locali, così da assicurare interoperabilità, affidabilità e rapidità di risposta in caso di emergenza.
La distribuzione dei nuovi fucili rappresenta anche un tassello centrale della strategia di sicurezza post 7 ottobre. Durante l’invasione di Hamas del 7 ottobre 2023, una delle criticità emerse è stata l’inadeguata dotazione e preparazione di molte squadre di sicurezza locali, incapaci di contenere gli assalitori fino all’arrivo dei rinforzi. Se in passato queste unità erano ben armate e addestrate, negli anni si era progressivamente diffusa una certa idea che un’invasione su larga scala dalla Striscia di Gaza fosse improbabile. Gli eventi del 7 ottobre hanno ribaltato questa percezione.
La nuova dottrina di sicurezza israeliana punta ora su una difesa “in avanti”, con zone cuscinetto pensate per impedire l’ingresso dei terroristi nei centri abitati. Allo stesso tempo, l’establishment della difesa riconosce che nessun sistema di sicurezza è totalmente ermetico: per questo, comunità meglio armate e addestrate restano un elemento cruciale per ridurre i danni di eventuali future infiltrazioni.
In questo contesto, la consegna dei fucili Arad alle squadre di pronto intervento non è solo un aggiornamento tecnologico, ma il simbolo di un cambio di paradigma: una difesa territoriale basata su capacità locali integrate in un sistema nazionale pronto a reagire.













