
Una foto che supera le incomprensioni. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa appare insieme agli agenti della polizia israeliana dopo l’incontro che stabilisce un quadro comune per le prossime festività pasquali. A pubblicarla su X sono state proprio le forze dell’ordine israeliane. “A causa della complessa realtà di sicurezza dell’Operazione Leone Ruggente, le cerimonie si svolgeranno in un formato simbolico e limitato” si legge nel comunicato. “Questo coordinamento garantisce che la libertà di culto venga mantenuta insieme al nostro dovere condiviso e primario: la protezione della vita umana. Nelle ultime settimane, missili e detriti iraniani hanno colpito l’interno della Città Vecchia di Gerusalemme. Queste restrizioni salvavita sono una risposta diretta a un pericolo reale e presente per tutti i fedeli”.
Termina così una domenica di apparente incomunicabilità sul mancato accesso al Santo Sepolcro del Patriarca latino di Gerusalemme. Soddisfatto il presidente israeliano Isaac Herzog che per primo aveva telefonato a Pizzaballa. “Accolgo con grande favore gli accordi raggiunti questa mattina tra i comandanti della Polizia israeliana a Gerusalemme e il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, durante il loro incontro con un rappresentante dell’Ufficio del Presidente di Israele per definire le modalità di preghiera pasquale nella Città Vecchia di Gerusalemme”. “Ribadisco l’incrollabile impegno dello Stato di Israele per la libertà di culto di tutte le persone di fede e l’importanza di preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme – aggiunge – A nome dello Stato di Israele, porgo i miei più calorosi auguri per la prossima Pasqua al Patriarca latino, ai nostri fratelli e sorelle cristiani in Terra Santa e ai nostri amici cristiani in Medio Oriente e nel resto del mondo”. Era stato lo stesso premier Benjamin Netanyahu a dare il via libera ieri sera in un comunicato per garantire al cardinale il pieno accesso ai luoghi santi per la Pasqua cristiana.
Questa mattina anche l’incontro tra l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che aveva manifestato sdegno per il divieto di accesso ai luoghi di culto. “Abbiamo avuto un dialogo molto aperto e ho spiegato che si è trattato di una misura dettata da ragioni di sicurezza ma che ci rammarichiamo per l’accaduto. Dobbiamo essere più attenti e più cauti. Non si è trattato di una violazione della libertà di culto per il semplice motivo che né gli ebrei né i musulmani possono e potranno recarsi nella città santa di Gerusalemme mentre siamo sotto attacco missilistico iraniano. Si tratta di una guerra che non abbiamo mai vissuto prima”.
Tutto risolto quindi ma sempre con un’incognita, ovvero gli attacchi iraniani che potrebbero proprio riprendere di mira i luoghi santi delle tre religioni monoteistiche in occasione delle festività di Pesach che iniziano mercoledì e delle celebrazioni della Pasqua cristiana.














