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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Quarant’anni fa la storica visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga. Rav Riccardo Di Segni ricorda quel giorno e il suo significato

    È il 13 aprile 1986. Per la prima volta in assoluto un pontefice entra in un tempio ebraico. È Giovanni Paolo II, accolto dal Rabbino capo Elio Toaff, una svolta nei rapporti ebraico-cristiani, culminata in un celebre abbraccio. La visita ha segnato un punto di svolta dopo secoli di relazioni complesse, attuando concretamente lo spirito della dichiarazione conciliare Nostra Aetate del 1965. In occasione dei 40 anni di questo importante anniversario, in vista anche delle celebrazioni che si terranno al Tempio Maggiore di Roma, Shalom ha intervistato l’attuale Rabbino Capo della Capitale, Rav Riccardo Di Segni.

    Cosa ricorda di quel giorno?

    Era un giorno in cui si avvertiva l’eccezionalità e la solennità dell’evento e quindi c’era una grande attenzione, solennità formale, una concentrazione di personaggi che avevano fatto la storia dei rapporti tra mondo ebraico e cristiano. C’era un pubblico scelto e quindi c’era una grossa emozione intorno all’evento.
    Io avevo 36 anni, ero insegnante al collegio rabbinico e in tale funzione sono stato invitato in mezzo al pubblico. Ho seguito quest’evento come spettatore.

    Qual è stata l’importanza della visita?

    Questa visita è stata molto importante perché è stato un segnale concreto al pubblico, soprattutto cristiano, dei mutati rapporti tra Chiesa ed Ebraismo. La Chiesa con la dichiarazione conciliare Nostra Aetate aveva fatto una significativa svolta nella sua modalità di rapportarsi all’ebraismo. Dopo questo documento ce ne erano stati altri, ma rimanevano documenti teologici riservati alle sfere ecclesiastiche, agli esperti, agli addetti ai lavori. Giovanni Paolo II ebbe un’intuizione importante. Lui era un comunicatore, quindi bisognava comunicare. Non si comunica con i documenti, si comunica con gli spettacoli ed è quello che ha fatto. Quindi è stato un segnale di amicizia lanciato al vasto pubblico e questo è quello che è stato recepito.

    Come sono oggi i rapporti tra cristiani e gli ebrei?

    Ci sono i cristiani e tra i cristiani ci sono i cattolici. Ma anche il mondo cattolico non è un blocco uniforme, è molto variegato al di là della gerarchia. I rapporti in linea di massima sono buoni, anche se purtroppo sono inquinati dalla politica, perché tutto ciò che avviene nel Vicino Oriente scatena passioni sulle quali è molto facile dividersi; in qualche maniera questo costituisce un ostacolo a una piena comprensione, ma già il fatto che si possa discutere è un segno che esistono dei canali di comunicazione.

    Dopo il 7 ottobre si è verificato un aumento dell’antisemitismo, come reagisce la comunità ebraica?

    I fenomeni di ostilità antiebraica, che possono essere chiamati di antisemitismo, si sono moltiplicati in questi ultimi anni dopo il triste 7 ottobre 2023 e si esprimono in tutti i modi possibili, con varie motivazioni, e tra queste riaffiorano anche tematiche oppositorie antiche non ancora sradicate dal pensiero cattolico.

    La comunità è molto attenta e vigile e cerca di analizzare il fenomeno. Però ha ben pochi strumenti per combatterlo. Nel suo piccolo in qualche modo cerca di replicare ad accuse, attacchi e insulti che vengono dalle parti più disparate, che possono essere i social, i giornali, le televisioni. Ma le forze delle comunità ebraiche sono decisamente insufficienti in una lotta contro un fenomeno così esteso e penetrante.

    Qual è il rapporto con Papa Leone XIV?

    Ogni Papa è differente dal precedente, anche se c’è ovviamente continuità; è differente nello stile, nella scala delle priorità e degli interessi, nelle cose che più gli stanno a cuore. Con questo Papa si è stabilito un buon rapporto attraverso vari rappresentanti del mondo ebraico. È calata la tensione che si era creata negli ultimi anni del precedente pontificato, collegata agli eventi bellici del Vicino Oriente. E quindi c’è un rapporto di attenzione reciproca che speriamo possa dare bei frutti.

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