
La vicenda di Catherine Duleep Singh, principessa indiana rimasta a lungo ai margini della storia europea, emerge oggi grazie a una mostra a Londra che ne ricostruisce il ruolo. L’esposizione a Kensington Palace ruota intorno ad un pendente appartenuto ad una giovane ebrea in fuga dalla Germania nazista: un oggetto che racconta una rete di aiuti che contribuì a salvare diverse vite durante gli anni più duri del Novecento.
Catherine era tra le ultime principesse del Punjab, figlia dell’ultimo maharaja dell’Impero Sikh. Cresciuta in Gran Bretagna dopo l’esilio della famiglia, visse in un ambiente privilegiato e vicino alla corte. Fu però lontano dai salotti aristocratici che Catherine compì i suoi gesti più coraggiosi.
Nel 1938, in Germania, un incontro casuale cambiò il destino di una famiglia ebraica. In uno studio medico, Catherine si offrì di aiutare Ilse Hornstein, una donna disperata il cui marito era detenuto nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Come ricorda Michael Bowles, figlio di Ursula Hornstein e nipote di Ilse: “Questa storia è una testimonianza incredibile di quanto una persona possa essere gentile e generosa”.
Catherine si fece garante per l’ingresso della famiglia nel Regno Unito, permettendo loro di fuggire pochi mesi prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Parallelamente, Ilse affrontò rischi enormi per salvare il marito, riuscendo ad ottenerne la liberazione grazie al suo status di eroe nella Prima Guerra Mondiale.
Una volta in Inghilterra, il legame tra Catherine e la giovane Ursula si fece sempre più forte. Quando la ragazza si convertì al cristianesimo, la principessa le donò un pendente antico, probabilmente un cimelio di famiglia. L’impegno di Catherine non riguardò solo gli Hornstein, in quanto, grazie al suo contributo, decine di persone vennero salvate dalla persecuzione nazista.
Attraverso documenti, oggetti personali e testimonianze, l’esposizione restituisce il ritratto di una donna che, pur provenendo da un ambiente privilegiato, scelse di impegnarsi attivamente nella storia. Come osserva la curatrice Polly Putnam: “Sono persone profondamente affascinanti. Concentrandoci su questa straordinaria famiglia, riusciamo a toccare vari aspetti della storia”. Più che un simbolo, emerge la vicenda di una persona che agì concretamente, contribuendo a cambiare il destino di molti.















