
Un tribunale ha ordinato la restituzione di un dipinto di Amedeo Modigliani, sottratto durante l’era nazista, agli eredi di un mercante d’arte ebreo, chiudendo – almeno sul piano giudiziario – una disputa che si trascina da anni. Al centro del caso c’è “Uomo seduto con bastone”, opera del 1918, appartenuta al gallerista parigino Oscar Stettiner. Secondo quanto ricostruito in sede legale, il dipinto fu sequestrato durante l’occupazione nazista della Francia e successivamente venduto senza il consenso del proprietario, in un contesto di persecuzione e spoliazione dei beni ebraici.
Dopo la guerra, Stettiner tentò di recuperare l’opera, senza riuscirci. Il quadro riemerse solo decenni più tardi sul mercato internazionale, fino a essere acquistato da una società offshore, la International Art Center (IAC), collegata alla famiglia di mercanti d’arte Nahmad. Gli eredi di Stettiner hanno quindi avviato un’azione legale negli Stati Uniti, sostenendo che la vendita avvenuta negli anni Quaranta fosse da considerarsi nulla in quanto frutto di confisca nazista. La difesa dei detentori dell’opera ha invece contestato la ricostruzione della provenienza e la legittimità della richiesta.
Il tribunale ha infine stabilito che il dipinto era effettivamente parte dei beni sottratti durante la persecuzione nazista e ha ordinato che venga restituito all’eredità del mercante ebreo. La decisione rappresenta un passaggio significativo in una lunga battaglia giudiziaria e si inserisce in un più ampio sforzo internazionale volto a restituire opere d’arte saccheggiate durante la Shoah. Il caso evidenzia ancora una volta quanto sia complesso ricostruire la provenienza delle opere disperse durante la Seconda guerra mondiale, ma anche come, a distanza di decenni, le corti continuino a riconoscere i diritti degli eredi delle vittime delle spoliazioni naziste.















