
Nel cuore del Marais parigino, nel raffinato spazio del MAHJ, il Musée d’art et d’histoire du Judaïsme, è stato inaugurato un nuovo percorso di visita dal forte impatto storico, culturale e umano: “Itinéraires d’œuvres spoliées. Diane Esmond et Fédor Löwenstein”. Il progetto espositivo esplora, con rigore e profondità, le vicende spesso tragiche e sempre simboliche, di opere d’arte sottratte ai loro legittimi proprietari durante la Seconda Guerra Mondiale e ritrovate decenni dopo.

L’idea di fondo è di far dialogare le storie di due artisti vittime della barbarie nazista: Diane Esmond, pittrice di origini anglo-francesi, e Fédor Löwenstein di origine tedesca e cittadino cecoslovacco, le cui vicende personali e artistiche si intrecciano con il dramma collettivo delle spoliazioni culturali. Dipinti, documenti d’archivio, fotografie e testimonianze, accompagnano il visitatore lungo le tappe che hanno visto opere d’arte private sparire, essere catalogate, dimenticate o addirittura incorporate in collezioni pubbliche senza che si riconoscesse la loro provenienza illegittima; un itinerario che segue la scia delle testimonianze delle spoliazioni naziste, evidenziando la sistematicità dello sterminio materiale e simbolico attuato durante l’Occupazione.

Le tre tele “Composition”, “Arbres e “Les Peupliers” dipinte nel 1939 da Fédor Löwenstein per oltre ottant’anni sono state occultate nelle collezioni pubbliche francesi senza che si conoscesse la loro provenienza sono il cuore della mostra. Le opere vennero dichiarate “dégénérées” dal regime nazista, sequestrate e stoccate al deposito del Jeu de Paume a Parigi prima di far parte dal 1973, dell’inventario del Musée National d’Art Moderne classificate come “dono anonimo”. Grazie alle ricerche d’archivio e al confronto con le liste redatte dalla conservatrice Rose Valland, è stato possibile attribuirle correttamente e, nel settembre 2025, restituirle agli eredi dell’artista.

Inserite nel più ampio contesto delle restituzioni artistiche, le tre tele sono accompagnate, nel percorso espositivo, da opere e documenti che testimoniano altre storie di perdita e recupero. L’allestimento si apre con materiali che raccontano la carriera di Diane Esmond, pittrice che, come molti artisti e collezionisti ebrei dell’epoca, vide la propria produzione dispersa o confiscata tra Parigi, Bordeaux e i centri di raccolta nazisti. Ogni quadro, ogni frammento esposto, diventa testimonianza di vite segnate dalla persecuzione e della capacità delle opere d’arte di continuare a parlare attraverso generazioni e geografie diverse. In un dialogo serrato tra ricerca storica, pratica museale e memoria collettiva, “Itinéraires d’œuvres spoliées” invita il pubblico non solo ad ammirare quadri di grande valore estetico, ma a comprendere come l’arte possa essere strumento di conoscenza della storia e delle tragedie umana. La vicenda di queste opere non è solo una storia di ritrovamento che merita di essere raccontata ma un plauso alle istituzioni, agli archivi e alle famiglie che oggi lavorano meritoriamente per ricostruire i percorsi della spoliazione e restituire identità e dignità a tanti beni di grande valore.













