
La Biblioteca Nazionale di Israele (NLI) ha organizzato la scorsa settimana un riuscitissimo incontro da remoto con l’artista e sofer David Moss per presentare la Haggadà Moss, considerata una delle più significative realizzate nell’ultimo cinquantennio e oggi parte della preziosa collezione di haggadot della NLI. Si tratta di un’opera originale in cui si fondono con grande maestria ricerca storica, tradizione, spiritualità e sperimentazione artistica, in cui lo stile degli antichi manoscritti ebraici viene rivisitato con elementi visivi moderni, trasformando il libro, come spesso accade per le haggadot, in un’esperienza narrativa e visiva.

L’idea di fondo è il dialogo con il pubblico contemporaneo senza mai perdere il legame con il passato. David Moss ha perciò dedicato anni di studio ai manoscritti medievali e alle antiche haggadot illustrate, osservandone le grafie, le miniature e le decorazioni simboliche. Uno degli aspetti più innovativi dell’opera è proprio l’uso di diverse tecniche artistiche: le pagine sono decorate con colori intensi, foglia d’oro, collage di carta ritagliata e micrografia, una tecnica in cui minuscole lettere formano disegni e figure. Questi elementi non hanno solo una funzione estetica: ogni dettaglio è pensato per accompagnare il lettore nel racconto del seder e per rendere più partecipata la celebrazione. L’opera è di grandi dimensioni (45,8 x 29,2 cm), realizzata su pergamena animale e in stile tradizionale.
La pagina dedicata alle generazioni ha una struttura davvero speciale: attraverso piccoli specchi inseriti nell’illustrazione, il lettore vede il proprio volto riflesso accanto a figure di ebrei di epoche diverse. Il messaggio è chiaro: ogni persona deve sentirsi parte della storia dell’Esodo, come se avesse vissuto in prima persona la liberazione dall’Egitto. Tra le pagine più significative c’è la rappresentazione dell’Albero della vita, simbolo della continuità del popolo ebraico e della trasmissione della memoria tra passato e presente. Le dieci piaghe sono illustrate con composizioni simboliche che richiamano il potere divino e la liberazione dall’oppressione. David Moss raffigura i quattro figli della Haggadà — il saggio, il malvagio, il semplice e quello che non sa fare domande — utilizzando simbologie decisamente inusuali.

David Moss aveva progettato la Haggadà in un unico esemplare su commissione dei filantropi americani Richard e Beatrice Levy; nell’agosto del 2024 Trudy Elbaum Gottesman e Robert Gottesman l’hanno acquistata a un’asta di Sotheby’s e donata alla NLI. Negli anni sono state prodotte numerose rivisitazioni dell’opera, di cui Moss utilizza i dettagli come materiale didattico per le presentazioni, sempre molto partecipate e di particolare impatto emotivo.
Originario di Dayton, in Ohio, David Moss viveva a San Francisco quando ha deciso di intraprendere il progetto; desiderava fare l’aliyà e gli studi preparatori si sono rivelati determinanti nella scelta di lasciare gli Stati Uniti. «Ho iniziato a lavorare alla Haggadà a Gerusalemme, sapendo bene che sarebbe stata inviata nella Diaspora, ma già oltre 40 anni fa avevo il forte desiderio che, in qualche modo, un giorno il mio manoscritto tornasse a Gerusalemme», ha raccontato Moss, che vive nella capitale israeliana dal 1983, parlando dal suo studio nel quartiere artistico di Hutzot HaYotzer, fuori dalle mura della Città Vecchia. «È stato quindi un’emozione indescrivibile assistere al ritorno della Haggadà a Gerusalemme, proprio come avevo previsto 40 anni fa… alla mia città, Gerusalemme».
Photo credit: David Moss, Beth Alpha Editions, Santa Rosa, California
















