
Le elezioni israeliane si sono concluse regolarmente alle 21 (ora italiana). L’aspetto più rilevante è stato il numero di votanti, che ha superato il 75%, un dato che non si registrava da decenni. In particolare, è andata alle urne in maniera massiccia la minoranza araba, che normalmente partecipava poco. Quest’affluenza ha certamente influenzato il risultato elettorale, gonfiando il risultato dei partiti arabi e impedendo ai partiti minori che erano sulla soglia di superare la barriera del 3,25%. Per ora si conoscono solo gli exit poll. I voti effettivi si potranno vedere solo nella giornata di domani, ma non saranno conteggiati tutti prima di giovedì, perché bisognerà tener conto di quanti hanno votato fuori dai loro seggi (diplomatici, malati, ma soprattutto militari).
I risultati degli exit poll sono comunque abbastanza sorprendenti. Chi pronosticava una sconfitta di Netanyahu è stato deluso, perché il suo Likud è in testa in tutte le rilevazioni, superando nettamente il partito del principale concorrente Eisenkott, che invece era dato per vincente dai sondaggi: 25 a 23 seggi (su un totale di 120) secondo il Canale 13 della televisione, 24 a 22 per il Canale 12, 25 a 21 per l’11, addirittura 30 a 19 per il 14. Bennett e Lapid oscillano fra i 14 e i 12 seggi; la sinistra dei Democratici fra i 9 e i 10 (entrambi più o meno secondo le previsioni); gli haredim fra i 12 e i 14, più o meno alla pari dei sionisti religiosi, mentre Lieberman è fra i 6 e gli 8 seggi, tutti e tre con risultati inferiori alle attese. I grandi vincitori sono i partiti arabi, accreditati di 16-18 seggi, contro i 10 della scorsa legislatura.
Se si guarda ai due blocchi di partiti ebraici (la maggioranza e l’opposizione), la maggior parte degli exit poll li vede poco sopra i 50 seggi, ben lontani dai 61 richiesti per la maggioranza parlamentare, con un lieve vantaggio (tipicamente 52 o 53 a 50) per l’opposizione, salvo due canali che assegnano la maggioranza al blocco di governo, il Canale 14 addirittura con 60 seggi, uno meno della maggioranza assoluta. La composizione del governo sarà certamente difficile perché, come dice il grande giornalista israeliano Amit Segal, è vero che nella Knesset c’è una maggioranza ostile a Netanyahu, contando l’opposizione attuale insieme agli arabi — tutti gli arabi, anche i più estremisti, non solo il conservatore islamista Ra’am, che aveva già appoggiato il governo Bennett ed è stimato a 7 seggi —, ma vi saranno almeno una decina di deputati che portano il lutto per parenti uccisi il 7 ottobre o durante la guerra, che certo non saranno disponibili a un’alleanza con movimenti vicini a Hamas.
Le soluzioni politiche, insomma, sembrano essere solo due: una grande coalizione o nuove elezioni. Ma di questo si parlerà nei prossimi giorni, a partire dai voti reali e non dagli exit poll, che possono ancora essere smentiti o modificati.












