
Si è svolta al Tempio Maggiore la commemorazione di Yom HaShoah, il giorno dedicato al ricordo delle vittime della Shoah. La cerimonia ha riunito rappresentanti istituzionali, religiosi e membri della comunità ebraica romana in un momento di intenso raccoglimento. Ad aprire l’evento è stato Alessandro Luzon, Vicepresidente vicario e Assessore ai Rapporti istituzionali della CER, che ha introdotto gli interventi della serata.
“Ricordiamo – ha detto il Presidente della CER, Victor Fadlun – che tutto questo è stato possibile non soltanto per l’odio ma per l’indifferenza. Per questo Yom HaShoah non è mai solo un ricordo del passato, è sempre presente per noi. Oggi in modo ancora più doloroso, perché dopo il 7 ottobre, il nostro popolo, il popolo d’Israele, si è trovato di nuovo a contare i propri caduti e a difendere di nuovo il proprio diritto ad esistere”. Fadlun ha poi ricordato il valore della vita come risposta alla tragedia della Shoah. “Dopo i campi di sterminio il nostro popolo ha scelto la vita – ha affermato – La nostra risposta è che Israele vive, esiste, continua. Oggi, nel giorno di Yom HaShoah, custodiamo la memoria e costruiamo il futuro della nostra comunità. La vittoria non è sopravvivere, ma continuare a vivere. Am Israel Chai”.

A seguire è intervenuto l’ambasciatore d’Israele in Italia, Jonathan Peled. Nel suo discorso ha sottolineato come Yom HaShoah non sia soltanto un momento di memoria, ma anche un impegno verso il presente e il futuro. “Onoriamo i sopravvissuti, custodi della memoria – ha detto – La loro testimonianza è fondamentale per trasformare la memoria in azione e responsabilità quotidiana, e per trasmettere ai giovani la resilienza”. L’ambasciatore ha inoltre ricordato il recente passo avanti istituzionale nella lotta all’antisemitismo, citando la legge approvata al Senato come segnale importante in questa direzione. Nel suo intervento ha fatto riferimento anche al contesto internazionale e alle tensioni per il conflitto, ribadendo come “Israele stia combattendo nuovamente una guerra per la sua esistenza contro l’Iran e i suoi proxy che invocano la sua distruzione”.
A chiudere gli interventi, il Rabbino Capo, Riccardo Di Segni, che ha proposto una riflessione sul rapporto tra storia e memoria. “La storia è diversa dalla memoria. Scegliamo noi cosa ricordare”, ha spiegato. Il Rav ha, inoltre, sottolineato come la ricorrenza non sia solo Yom HaShoah ma anche Yom HaGevurah, il giorno che ricorda il coraggio e la resistenza ebraica. Si è anche soffermato sul significato di “Mai più”: “ci sono due modi per leggerlo, uno in chiave universale e uno in chiave nazionale: il primo si riferisce al fatto che quello che è successo al popolo ebraico non deve più succedere a nessun popolo della terra, il secondo, in chiave nazionale, è che il popolo ebraico farà di tutto per impedire che qualcuno lo distrugga di nuovo”.
La commemorazione si è conclusa con il canto “Ani Maamin”, intonato da Rav Alberto Funaro, che ha recitato anche alcuni salmi, e con l’accensione delle candele all’esterno del Tempio, in memoria delle vittime: un gesto che si ripete ogni anno in Israele e in alcune comunità ebraiche del mondo.















