
È stato identificato da un team di ricercatori israeliani il meccanismo grazie al quale il parassita della malaria riesce a eludere il sistema immunitario umano, aprendo la strada a possibili terapie innovative contro una delle malattie più letali al mondo.
Trasmessa dalla puntura di una zanzara femmina ‘Anopheles’ infetta, la malaria provoca ogni anno oltre 600mila morti, in gran parte neonati e giovani, con oltre 250 milioni di casi, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e in Sud America. Nonostante esistano farmaci efficaci, la crescente resistenza dei parassiti rende urgente lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Cell Reports’, è stato condotto dagli scienziati del Weizmann Institute of Science in collaborazione con l’Università Ebraica di Gerusalemme, del Technion e dell’Università di Tel Aviv.
La ricerca mostra che il parassita della malaria, il ‘Plasmodium falciparum’, invia molecole di RNA messaggero (mRNA) all’interno delle cellule immunitarie – i monociti -, riuscendo a penetrare nel loro nucleo e a interferire con il processo di “splicing”, fondamentale per la corretta attivazione delle difese immunitarie, di fatto sabotandole prima ancora che possano entrare in azione.
Il lavoro, guidato dalla ricercatrice del Weizmann Paula Abou Karam, ha richiesto tecniche avanzate di microscopia confocale a fluorescenza. Dopo oltre un anno di tentativi, il team è riuscito a tracciare queste molecole di RNA, difficili da individuare con i metodi tradizionali perché presenti in quantità minime, osservandone il percorso fino al nucleo delle cellule immunitarie, un’area altamente protetta, quasi inaccessibile.

Grazie all’aiuto del dott. Zeed Melamed dell’Università Ebraica, uno dei massimi esperti di RNA e di splicing, il team ha scoperto che, una volta all’interno del nucleo, l’mRNA del parassita si lega a due proteine umane cruciali per la risposta immunitaria – ACIN1 e PNN – alterando la comunicazione cellulare e “confondendo” il sistema immunitario.
Il risultato è una risposta biologica confusa: le cellule immunitarie vengono indirizzate verso bersagli sbagliati, mentre il parassita continua a moltiplicarsi indisturbato nei globuli rossi.
Secondo gli scienziati, bloccare questo processo, rappresenta un nuovo obiettivo terapeutico, impedendo al parassita di manipolare le cellule ospiti.
La ricerca ha rischiato di interrompersi dopo un attacco missilistico iraniano che ha colpito alcune strutture collegate al Weizmann Institute, distruggendo attrezzature fondamentali. Nonostante le difficoltà, il team ha deciso di proseguire: “Dobbiamo continuare a lavorare. – ha affermato la prof.ssa Regev-Rudzki, coautrice dello studio – La scienza è un ponte senza confini, non permetteremo che la ricerca si fermi”.
In foto: molecole di RNA della malaria (puntini rossi) osservate all’interno dei nuclei (blu) dei monociti, un tipo di cellula immunitaria (verde), tramite microscopia confocale a fluorescenza. (Per gentile concessione del Weizmann Institute)















