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    EUROPA

    Francoforte, cinema dice “no” al festival ebraico

    La Comunità ebraica di Francoforte ha annunciato la scorsa settimana che la sala cinematografica Astor Film Lounge ha scelto di non ospitare proiezioni nell’ambito delle “Jewish Film Days” di quest’anno. Secondo quanto riferito, il cinema avrebbe motivato la decisione con la riluttanza del personale a lavorare durante l’evento e con preoccupazioni legate alla sicurezza necessaria per ospitare manifestazioni ebraiche.
    “La decisione significa inequivocabilmente che la vita ebraica, gli ebrei e una presenza mediatica ebraica non sono più benvenute all’Astor Film Lounge”, ha dichiarato la Comunità in una nota.
    “Questa linea di ragionamento non è solo deludente, ma invia un segnale devastante per la società: se la vita ebraica viene limitata per paura di possibili reazioni, ciò equivale di fatto a cedere alla pressione antisemita”, prosegue il comunicato. “Il fatto che la vita ebraica possa svolgersi solo sotto protezione della polizia è già vergognoso. Che questa necessità venga ora usata come pretesto per impedire completamente eventi ebraici è uno scandalo”.
    Il direttore del cinema, Tom Flebbe, ha rilasciato una dichiarazione riportata dalla stampa locale, motivando il ritiro con ragioni economiche: nelle precedenti edizioni, le proiezioni avevano attirato solo 40-50 spettatori. Il direttore ha inoltre affermato che eventuali dichiarazioni relative a problemi di sicurezza sarebbero state rilasciate da un responsabile di livello inferiore senza autorizzazione e in modo inesatto.
    “La sostenibilità economica è una base legittima e necessaria per le decisioni aziendali, indipendentemente dal contenuto dell’evento”, ha dichiarato, aggiungendo che altri progetti con la comunità ebraica proseguiranno come previsto.
    “La Astor Film Lounge MyZeil considera la vita ebraica una parte naturale e benvenuta della società. La decisione di non partecipare alle Jewish Film Days 2026 non è contro gli ebrei, la cultura ebraica o la loro presenza, ma il risultato di una valutazione attenta di fattori economici. Ci dispiace che sia stata interpretata in questo modo, ma confermiamo la nostra scelta”.
    “Sono solo scuse” e “pretesti”, dicono alcune organizzazioni a proposito delle spiegazioni fornite dall’Astor. E lanciano l’allarme: questa storia è l’ennesima dimostrazione di come nello spazio pubblico, la pressione sia tale da portare a cedere alla minaccia antisemita, all’esclusione degli ebrei.

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