
“Paul Klee: altri mondi possibili” è la prima mostra allestita in un museo degli Stati Uniti e interamente dedicata alla produzione tarda di Paul Klee, uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento. L’esposizione, organizzata dal Jewish Museum di New York, presenta circa cento tra dipinti e disegni realizzati nell’ultimo, complesso decennio della vita dell’artista, mettendo in luce il modo in cui la sua ricerca creativa si confrontò con i profondi sconvolgimenti politici dell’Europa degli anni Trenta e con l’ascesa del fascismo.

Nato in Svizzera nel 1879, Paul Klee si formò inizialmente come musicista, studiando violino, prima di orientarsi verso le arti visive durante l’adolescenza. Nel corso della sua carriera entrò in contatto con diversi movimenti artistici d’avanguardia e consolidò la propria reputazione nel decennio trascorso come docente al Bauhaus, uno dei centri più innovativi dell’arte e del design europeo. Nel 1931 lasciò l’istituto di Dessau per assumere un incarico all’Accademia di Düsseldorf, con l’intenzione di dedicarsi maggiormente alla pittura. Tuttavia, con l’ascesa al potere del nazionalsocialismo, la sua arte fu giudicata “degenerata” e sovversiva: Paul Klee venne allontanato dall’accademia e costretto a lasciare la Germania. Questo contesto storico segnò profondamente la sua produzione artistica.

La mostra segue l’evoluzione del lavoro di Paul Klee negli anni dell’esilio e della malattia, evidenziando come l’artista sviluppò nuovi linguaggi visivi per esprimere inquietudine, critica sociale e riflessione politica. In queste opere l’immaginazione, l’ironia e la dimensione simbolica diventano strumenti di resistenza culturale di fronte alla violenza e alla repressione ideologica del periodo.
L’esposizione è organizzata in differenti sezioni tematiche che mettono in relazione le sperimentazioni formali dei prima anni di produzione artistica di Paul Klee con la crescente consapevolezza politica degli ultimi anni. Tra le opere più significative figura: Angelus Novus realizzato nel 1920 e uno dei lavori più celebri di Paul Klee, acquistato dal filosofo Walter Benjamin, che lo interpretò come immagine simbolica della storia travolta dalle catastrofi del progresso. Altri nuclei della mostra illustrano il periodo successivo all’uscita dal Bauhaus, caratterizzato da un rinnovato interesse per il colore e per forme più giocose, accanto a opere che riflettono con maggiore durezza il clima politico dell’epoca.
Negli anni Trenta, dopo la persecuzione nazista e la progressiva esclusione dal sistema artistico tedesco, Paul Klee affrontò temi legati alla violenza politica, alla crisi della civiltà europea e al destino individuale. Alcuni disegni rappresentano in modo diretto la cosiddetta “rivoluzione nazionalsocialista”, mentre altre opere utilizzano immagini simboliche e metaforiche, come nature morte o figure mascherate, per alludere al clima di oppressione e propaganda.

Le opere degli ultimi anni mostrano uno stile più essenziale e un linguaggio sempre più simbolico, in cui emergono riflessioni su identità, morte e destino. Nonostante la malattia e le difficili condizioni storiche, Paul Klee continuò a produrre con straordinaria intensità creativa fino alla sua morte avvenuta nel 1940. La mostra mette in risalto come la ricerca artistica, profondamente personale e visionaria, abbia rappresentato una forma di resistenza e di libertà espressiva in un periodo segnato dalla repressione politica e dalla minaccia della guerra.
Photo credit:
Kris Graves Projects / Julian Calero /
Scott Rudd © Scott Rudd Events.
The Jewish Museum New York















