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    EUROPA

    Ucraina, bambini inviano mazzot ai soldati per Pesach

    Nel cuore di un’Ucraina ancora segnata da bombardamenti e incertezza, emergono storie di resilienza che intrecciano identità religiosa, solidarietà e vita quotidiana. A poche settimane da Pesach, una delle festività più importanti della tradizione ebraica, le comunità locali si sono mobilitate per garantire celebrazioni dignitose anche in condizioni estreme.

    Nonostante il conflitto in corso con la Russia, che continua a colpire diverse aree del Paese, e dopo l’inverno più rigido dallo scoppio della guerra, la rete delle organizzazioni ebraiche è riuscita ad attivare una vasta operazione logistica. Gli emissari Chabad in Ucraina hanno recentemente completato i preparativi per le festività. Nell’ambito di questi sforzi, e grazie a un’iniziativa e al sostegno della Federazione delle Comunità Ebraiche dell’Ucraina (FJCU), hanno distribuito, come ogni anno, pacchi regalo a decine di migliaia di famiglie ebraiche in tutto il paese. L’obiettivo era distribuire alimenti kasher, mazzot e altri beni essenziali a decine di migliaia di persone, tra famiglie, anziani e sfollati interni. Un impegno che assume un significato ancora più profondo se si considera la difficoltà di reperire e trasportare materiali in un contesto bellico. Allo stesso tempo, nel solco di una tradizione che si tramanda dalla caduta del comunismo, si terranno Sedarim di Pesach pubblici con la partecipazione di migliaia di persone in 41 grandi città di tutta l’Ucraina. Dopo il grande successo del progetto pilota dello scorso anno, durante il quale i soldati ebrei al fronte hanno ricevuto per la prima volta delle mazzot di dimensioni precise, le “kezayit” (le mazzot più piccole del mondo), quest’anno la Federazione ha lanciato una nuova iniziativa. Nell’ambito di questa iniziativa, i bambini ebrei che frequentano le scuole ebraiche della città di Dnipro hanno applicato degli adesivi con disegni sulle mazzot destinate ai soldati ebrei impegnati al fronte, offrendo incoraggiamento, auguri per le festività e preghiere per la libertà e la redenzione. Un gesto simbolico, ma carico di significato: il pane azzimo, che ricorda l’uscita dall’Egitto e la conquista della libertà, diventa oggi un messaggio di vicinanza e speranza per chi vive quotidianamente il dramma della guerra.

    Su alcune mazzot, i bambini hanno scritto “Buona Festa della Libertà”, riferendosi sia alla festività stessa che alla speranza della fine della guerra. Su altre, hanno augurato una felice Pesach in ebraico e ucraino oppure hanno annotato delle preghiere per la sicurezza dei soldati e per il loro ritorno a casa sani e salvi. Il rabbino Mayer Stambler, presidente della Federazione delle comunità ebraiche dell’Ucraina ed emissario Chabad, ha commentato: “Per questo Pesach, porteremo a ogni ebreo in Ucraina, ovunque si trovi, non solo le mitzvot della festività, la mazzà e i quattro calici, ma anche la gioia della festa. I soldati ebrei al fronte, stremati dalla lunga guerra, saranno profondamente commossi nel ricevere questi pacchi decorati con disegni di bambini – ha detto Stambler – Questo ricorderà loro che sono attesi a casa, che sono amati, che le persone sperano nel loro successo e pregano per loro. Preghiamo che in questo Pesach ci venga finalmente concessa la vera libertà”.

    La celebrazione di Pesach, che rievoca la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù, assume così un valore ancora più attuale. In un contesto in cui la libertà e la sicurezza sono messe quotidianamente alla prova, mantenere vive le tradizioni diventa una forma di resistenza culturale e spirituale. Le famiglie, anche nei rifugi o nelle città colpite, cercano di ricreare l’atmosfera del Seder, il pasto rituale, adattandolo alle circostanze.

    La preparazione di Pesach in Ucraina, dunque, non è soltanto un atto religioso. È un gesto di identità, un’affermazione di vita e una risposta simbolica alla violenza della guerra. Tra le macerie e le difficoltà quotidiane, la comunità ebraica dimostra come la fede e la solidarietà possano diventare strumenti di resistenza e di speranza.

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