
Nell’ottantaduesimo anniversario, Roma ricorda le Fosse Ardeatine. È stato esposto uno striscione sulla scalea del Campidoglio con i nomi delle 335 vittime barbaramente uccise nell’eccidio per mano nazifascista.
Ad aprire la cerimonia è stato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha sottolineato la dimensione della strage: “Abbiamo conosciuto la più grande strage urbana nazifascista d’Europa, dove la comunità ebraica fu il primo bersaglio dell’odio antisemita”. La parola è poi passata all’assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio, che ha ringraziato Carla Di Veroli, venuta a mancare nel 2021, per il costante lavoro svolto nel riconoscimento dei caduti ignoti alle Fosse Ardeatine. Smeriglio ha poi spiegato come l’eccidio sia stato “un fenomeno che ha attraversato 335 famiglie italiane, la parte migliore del Paese che costruiva la democrazia”. Successivamente è intervenuto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, che ha evidenziato come la memoria, se non custodita adeguatamente, “smette di difendere le persone”, ricordando anche il clima di questi mesi segnato da atti di antisemitismo e violenza. Infine, l’intervento della presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, che ha ribadito l’importanza di commemorare questa strage: “Riaffermare l’identità di quei caduti garantisce un diritto”.
Al termine della cerimonia, gli studenti dell’Università LUMSA, sotto la supervisione del professor Andrea Ciampani, hanno letto alcune lettere dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine, facendo emergere il dolore e lo strazio di quelle perdite.














