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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Tzav: “Il sangue, il sangue, il sangue”

    La proibizione di non mangiare sangue è espressa in questa parashà con queste parole: “E non mangerete affatto sangue, né di uccelli né di animali domestici, dovunque abitiate. Chiunque mangerà sangue di qualunque specie, sarà eliminato dal suo popolo” (Vaykrà, 7:26-27).

    Mangiare sangue intenzionalmente è quindi una trasgressione punita con la pena del “karèt”, che significa che il trasgressore morirà prematuramente e, o, non avrà discendenti.

    R. Ya’akov Meir Farbstein in Ohalè Ya’akov (p.160) fa notare che la proibizione di non mangiare sangue appare più volte nella Torà. Poichè nulla è scritto senza un motivo bisogna cercare di capire il significato di ognuna di queste proibizioni.
    Il Maimonide (Cordova, 1138-1204) codifica questa proibizione citando appunto il passo di questa parashà. Nel suo Sèfer Ha-Mitzvòt, nel quale elenca le 613 mitzvòt della Torà, egli scrive: “Egli ci ha proibito di mangiare sangue. E questa è la Sua parola: «E non mangerete alcun sangue» (Vaykrà, 7:26). E il divieto a tal riguardo è già stato ribadito [diverse] volte. Quanto alla spiegazione secondo cui tale trasgressione è [punita] con l’escissione (karèt), come riportato nelle Scritture, essa risiede nella Sua affermazione: «Chiunque ne mangi sarà reciso» (Vaykrà, 17:14), qualora l’atto sia stato intenzionale. Se, invece, è avvenuto inavvertitamente, egli è tenuto a offrire un sacrificio espiatorio specifico. Le norme relative a questo precetto sono già state illustrate nel Capitolo 5 del trattato talmudico Keritòt“.

    Nel trattato Keritòt (4b) vi sono due passi nel qua+le Ravà spiega il motivo di ognuno dei  versetti della Torà che proibiscono di mangiare sangue. Nel primo è scritto: “Ravà afferma: In merito alle tre menzioni del karèt riferite al sangue (Vaykrà, 7:27, 17:10, 17:14), a quali tipologie di sangue si riferiscono? Una concerne il sangue di animali non sacri, una il sangue di animali sacrificali e una il sangue di essudazione, vale a dire quello che fuoriesce dal collo dell’animale dopo lo zampillo iniziale della macellazione.

    Nel secondo è scritto: “E Ravà aggiunge: Perché sono state enunciate cinque proibizioni riguardo al sangue (Vaykrà, 3:17, 7:26, 17:14; Devarìm, 12:16–23)? Una riguarda il sangue degli animali non sacri, una il sangue degli animali sacrificali, una il sangue di copertura, una il sangue rimasto nelle membra dell’animale e una il sangue di essudazione”.

    Dalle affermazioni di Ravà impariamo che per tre tipi di sangue vi è la pena del karèt, mentre per gli altri due vi è una trasgressione che viene punita con le percosse.

    Il Maimonide nella Guida dei Perplessi cerca sempre di spiegare i motivi delle mitzvòt. Riguardo al sangue egli afferma che si usava scannare animali e raccogliere il sangue in un contenitore mangiando l’animale vicino al suo sangue. Così immaginavano che i Jinn (demoni, genii) mangiassero questo sangue e venissero a loro in sogno (Parte 3, capitolo 46). Trattandosi di una pratica idolatrica, viene proibita dalla Torà.

    È interessante citare un passo talmudico (Makkòt, 23b) nel quale Rabbi Shimon bar Rabbi afferma: “È scritto: «Sii soltanto fermo nel non mangiare il sangue, poiché il sangue è l’anima» (Devarìm, 12:23); da ciò dobbiamo trarre un insegnamento ancor più valido riguardo ad altre trasgressioni: se per il sangue, verso il quale l’anima umana prova un totale disgusto, colui che si astiene dal mangiarlo riceve una ricompensa, come affermato più avanti: «Non lo mangerai, affinché tutto vada bene a te e ai tuoi figli dopo di te» (Devarìm, 12:25); ebbene, per il furto e per le trasgressioni sessuali, che per natura l’anima umana desidera e brama, colui che se ne astiene e vince i propri istinti, a maggior ragione meriterà una ricompensa: per sé stesso, per i suoi discendenti e per le generazioni a venire, fino alla fine di tutte le generazioni”.

    Questo passo talmudico e i molteplici versetti della Torà che proibiscono di mangiare sangue sono più che sufficienti per mettere a tacere coloro che accusavano gli ebrei di consumare sangue nella sera di Pèsach.

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