
L’attrice israeliana Gal Gadot trasforma un riconoscimento simbolico in un intervento concreto: il suo premio da 1 milione di dollari sarà infatti raddoppiato fino a raggiungere almeno 2 milioni, destinati al sostegno delle vittime del trauma legato ai conflitti recenti. Il fondo nasce nell’ambito del Genesis Prize, spesso definito il “Nobel ebraico”, che ogni anno premia personalità di spicco per il loro contributo alla società e all’identità ebraica.
L’iniziativa si basa su un meccanismo di “matching funds”: al milione iniziale messo a disposizione dalla Genesis Prize Foundation si aggiungeranno donazioni equivalenti da parte di filantropi e membri della Jewish Funders Network, portando il totale ad almeno 2 milioni di dollari. Le risorse saranno destinate a organizzazioni impegnate nel supporto psicologico, sociale e sanitario degli israeliani colpiti dalle conseguenze degli attacchi del 7 ottobre 2023 e dai conflitti successivi, inclusa la guerra in corso con attori regionali. Il progetto, concepito dalla stessa Gadot, punta a rafforzare quella che viene definita “infrastruttura umana”: terapeuti, educatori, operatori sociali e caregiver chiamati a gestire una crisi prolungata.
L’obiettivo non è solo l’assistenza immediata, ma la costruzione di un sistema sostenibile nel lungo periodo, capace di affrontare traumi diffusi e complessi. Tra le priorità figurano la formazione di nuovi professionisti, il supporto al personale già attivo e lo sviluppo di strumenti innovativi per ampliare l’accesso alle cure. Premiata nel 2026, Gadot aveva già annunciato l’intenzione di devolvere integralmente il riconoscimento a iniziative di ricostruzione sociale. Negli ultimi anni, l’attrice è diventata una delle voci più visibili a sostegno di Israele sulla scena internazionale, insistendo sulla necessità di unità e resilienza in un contesto segnato da forte polarizzazione. Il modello adottato non è nuovo per il Genesis Prize, che tradizionalmente trasforma il premio in un volano filantropico. Tuttavia, l’attuale contesto di crisi ha spinto verso un approccio più mirato e strutturale, orientato alla salute mentale e alla tenuta sociale del Paese. In un momento in cui il sistema di assistenza è sotto pressione, l’iniziativa mira a catalizzare risorse private e coordinare interventi spesso frammentati. Più che un gesto simbolico, quello di Gadot si configura come un’operazione di ingegneria filantropica, con l’ambizione di incidere nel lungo periodo sulla capacità di recupero della società israeliana.















