
Quasi duecento persone sono rimaste ferite sabato sera dopo che due missili balistici iraniani hanno colpito le città israeliane di Dimona e Arad, superando i sistemi di difesa aerea israeliani. Undici i feriti gravi, tra cui un bambino di 12 anni colpito da schegge a Dimona e una bambina di 5 anni ferita ad Arad.
Il primo missile ha centrato un’area residenziale di Dimona, causando incendi e danni estesi a edifici civili. Il Soroka Medical Center di Beersheba ha comunicato di aver trattato 175 persone, delle quali 36 ricoverate fino alla mattina di domenica. Un paramedico del Magen David Adom, giunto tra i primi sul posto, ha descritto scene di caos: “C’erano danni enormi e confusione totale sulla scena”. Il secondo missile ha colpito Arad, abbattendosi tra diversi condomini. La madre del dodicenne ferito a Dimona ha raccontato alla radio pubblica Kan che il figlio “non era riuscito a raggiungere il rifugio in tempo” prima dell’impatto.
Il commissario di polizia Danny Levy, intervenuto ad Arad, ha cercato di rassicurare la popolazione: “Non ce ne andremo finché non avremo confermato che non manca nessuno e che non abbiamo dimenticato nessuno tra le macerie”. “Stando alle informazioni che ho ricevuto, al momento non risulta nessuno intrappolato. Continuiamo le ricerche per non dimenticare davvero nessuno”, ha aggiunto.
Secondo le valutazioni militari israeliane, entrambi i missili trasportavano testate convenzionali da centinaia di chilogrammi di esplosivo. Le IDF hanno confermato che i sistemi di difesa aerea erano entrati in funzione, ma che gli intercettori hanno mancato il bersaglio.
Il portavoce militare Effie Defrin ha dichiarato che “i sistemi di difesa aerea hanno operato ma non hanno intercettato il missile”. “Indagheremo sull’accaduto e ne trarremo insegnamento. Non si tratta di un tipo di munizione speciale o sconosciuta”, ha proseguito Defrin, che ha rivolto un pensiero alle vittime: “I nostri cuori sono con i residenti di Arad e Dimona questa notte”.
I media statali iraniani hanno dichiarato che i missili puntavano al centro di ricerca nucleare Shimon Peres, a circa dieci chilometri da Dimona, in risposta a un presunto attacco americano all’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, attacco che l’IDF ha smentito di aver condotto.
Il premier Benjamin Netanyahu, dopo aver sentito telefonicamente i sindaci delle due città colpite, ha ribadito la determinazione del governo, nel portare avanti la campagna, affermando che “continueremo a colpire i nostri nemici su tutti i fronti con determinazione”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato un’imminente escalation: “Questa settimana, l’intensità dei raid che le IDF e le forze armate americane condurranno contro il regime del terrore iraniano e le infrastrutture su cui si regge aumenterà significativamente”. Katz ha aggiunto che Israele è “determinato a continuare a guidare l’offensiva contro il regime del terrore iraniano, a decapitarne i vertici e a neutralizzarne le capacità strategiche, finché ogni minaccia alla sicurezza dello Stato di Israele e agli interessi americani nella regione non sarà eliminata”.
Il capo di stato maggiore IDF, generale Eyal Zamir, ha dichiarato che la campagna militare contro Teheran ha raggiunto il suo punto intermedio. “Siamo a metà strada, ma la direzione è chiara. Tra circa una settimana, a Pesach, la festa della libertà, continueremo a combattere per la nostra libertà e il nostro futuro”. Zamir ha sottolineato come “i danni ingenti che abbiamo inflitto al regime iraniano nelle ultime tre settimane stiano cominciando ad accumularsi in un risultato sistemico-strategico, militare, economico e istituzionale”, aggiungendo che “i leader del regime, che hanno sviluppato capacità con l’obiettivo di distruggerci, sono provati e disorientati”.
Il generale ha poi rivelato un dato che allarga l’orizzonte geografico del conflitto. “Ieri, l’Iran ha lanciato un missile balistico intercontinentale a due stadi con una gittata di 4.000 chilometri contro un obiettivo americano sull’isola di Diego Garcia. Questi missili non erano destinati a colpire Israele. La loro gittata raggiunge le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma rientrano tutte nel raggio di minaccia diretta”, ha sottolineato.















