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    ISRAELE

    Israele, suona l’allarme: agenti e ladri insieme nel rifugio

    Durante un allarme missilistico nel nord di Israele, una trentina di persone, tra civili, agenti e sospetti appena fermati, si sono ritrovate insieme in un rifugio. Pochi minuti prima, quelle stesse persone erano su fronti opposti in un’operazione contro il saccheggio di reperti archeologici.
    L’episodio è avvenuto a Horvat Hermesh, un’area di grande valore storico, dove in passato sono emersi resti di epoca romana e bizantina. In questo luogo, una squadra, composta da ispettori delle antichità, funzionari ambientali e agenti locali, ha individuato due uomini intenti a scavare illegalmente all’interno di una fossa profonda circa due metri, vicino a una vecchia struttura agricola.
    Dopo il fermo, il trasferimento verso la stazione di polizia è stato improvvisamente interrotto dall’allarme missilistico. La necessità di mettersi in salvo ha annullato, seppur temporaneamente, ogni distinzione tra autorità e sospetti: tutti hanno condiviso lo stesso spazio fino alla fine del pericolo. Solo in seguito è stato possibile completare le procedure, con interrogatori e sequestro dell’attrezzatura utilizzata per gli scavi clandestini.

    Non si è trattato di un caso isolato. Sulla costa del Carmelo, un’altra operazione ha portato al fermo di due persone sorprese a perlustrare una riserva naturale con metal detector e strumenti da scavo. Anche qui, secondo le autorità, i reperti trovati in loro possesso sembravano essere stati appena sottratti dal sito.
    Il ministro del Patrimonio, Amichai Eliyahu, ha condannato duramente i responsabili, definendoli “non criminali comuni, ma sabotatori della storia”.
    Nir Distelfeld, responsabile dell’unità di prevenzione dei furti dell’Autorità per le antichità, ha affermato che “anche in tempi così tesi, quando le forze di sicurezza e i cittadini affrontano minacce alla vita, c’è chi cerca di approfittare della situazione, arrivando a danneggiare i siti del patrimonio israeliano”. Tra emergenza militare e tutela del patrimonio, la vicenda mostra come anche in condizioni estreme continui la difesa dei beni culturali, messi a rischio non solo dalla guerra, ma anche da chi tenta di trarne profitto.

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