
Un’indagine parlamentare documenta il massacro e fissa i dati contro la disinformazione
Un aggiornamento del rapporto parlamentare britannico sugli attacchi del 7 ottobre 2023 ha offerto una delle ricostruzioni più complete e documentate del massacro compiuto da Hamas nel sud di Israele. Commissionato dall’All-Party Parliamentary Group (APPG) su Israele e guidato dallo storico Lord Andrew Roberts di Belgravia, il dossier si propone esplicitamente come uno strumento per contrastare il negazionismo e le distorsioni emerse già nelle ore successive all’attacco.
Il documento, che supera le 300 pagine, integra nuove testimonianze, tra cui quella dell’ex ostaggio Emily Damari e di Anat Ron-Kendall, unica sopravvissuta britannica nota. L’obiettivo dichiarato è quello di fornire un resoconto “autorevole e verificato” di quanto accaduto, in risposta alla crescente diffusione di narrazioni distorte.
Secondo i dati raccolti, l’attacco ha causato la morte di 1.182 persone, oltre 4.000 feriti e il rapimento di 251 ostaggi. Circa il 73% delle vittime erano civili, tra cui bambini e anziani, rendendo l’evento il più grave massacro di ebrei dalla Shoah.
Il rapporto evidenzia la natura pianificata e sistematica dell’operazione: Hamas avrebbe preparato l’assalto per anni, arrivando a costruire modelli di comunità israeliane per esercitarsi. Le testimonianze e le prove raccolte descrivono esecuzioni di massa nelle abitazioni, persone bruciate vive nei rifugi, attacchi mirati al festival Nova e l’uso deliberato di violenza sessuale e mutilazioni come strumenti di terrore.
Un elemento centrale del dossier è anche la dimensione “digitale” della violenza: i terroristi hanno filmato e diffuso le atrocità, utilizzando i social media e i telefoni delle vittime per amplificare l’impatto psicologico degli attacchi.
Il rapporto insiste inoltre sul fenomeno del negazionismo, paragonato dagli autori a quello della Shoah, sottolineando come la rapidità della disinformazione contemporanea renda ancora più urgente la costruzione di un archivio storico basato su prove forensi, testimonianze dirette e materiale video.
Nelle parole dei promotori, il documento non è solo un’indagine, ma un “memoriale permanente” per le vittime e uno strumento educativo per governi e società civile, affinché “la verità su quel giorno non venga mai dimenticata, minimizzata o distorta”.
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