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    ISRAELE

    Nasrallah, Khamenei e Larijani. La strategia israeliana sull’eliminazione dei capi terroristi

    Larijani
    L’ultimo è stato Alì Larijani, l’uomo forte del regime iraniano, eliminato l’altra notte con un colpo esattissimo dell’aviazione israeliana nell’appartamento alla periferia di Teheran, dove si nascondeva. Contemporaneamente è stato liquidato il capo della milizia di repressione interna (i famigerati Basij) Gholamreza Soleimani, insieme al suo vice e a molte decine di comandanti di questo corpo. Il colpo per il regime è stato molto duro, paragonabile al bombardamento di inizio di questa fase della guerra, che il 28 febbraio scorso eliminò la “guida suprema” Alì Khamenei insieme a buona parte della dirigenza politico militare del regime.

    Le operazioni di questa guerra
    Non è certo la prima volta che Israele riesce a decapitare i movimenti suoi nemici. Durante la guerra iniziata il 7 ottobre 2023, è stata fondamentale l’eliminazione di Hassan Nasrallah, il leader politico-religioso di Hezbollah, avvenuta il 27 settembre 2024, dieci giorni dopo che i cercapersone e i walkie-talkie imbottiti di esplosivo avevano messo in condizione di non nuocere centinaia di quadri dell’organizzazione terroristica, infliggendole un colpo decisivo che ne ha fortemente ridimensionato il pericolo. Un mese dopo, con un altro bombardamento su Beirut, venne tolto di messo anche il suo successore, Hashem Safieddiene. Pochi mesi prima, il 31 luglio, era morto a Teheran in un’esplosione nella sua camera da letto, il capo dell’Ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Pochi giorni prima, il 13 luglio, venne ucciso il più crudele capo militare di Hamas a Gaza, Mohammed Deif. E un mese dopo Nasrallah, il 16 ottobre 2024, sarebbe stata consumata la sorte di Yahya Sinwar, il capo dei terroristi di Gaza. Sempre durante la guerra, a dicembre del 2023, un bombardamento israeliano in Siria uccideva Sayyed Razi Mousavi, generale delle forze iraniane e successore di quel Qasem Soleimani, grande stratega dell’offensiva iraniana contro Israele, che era stato assassinato dagli americani a Baghdad il 3 gennaio 2020. Dopo meno di un mese, in un attacco aereo a Damasco sono stati eliminati il capo dell’intelligence dei pasdaran in Siria Sadegh Omidzadeh, il suo vice e altri tre ufficiali. In seguito, il 1° aprile 2024 ci fu il bombardamento da parte di Israele del consolato iraniano di Damasco, in cui sono stati uccisi il generale iraniano Muhammad Reza Zahedi e altri sei alti comandanti pasdaran.

    I precedenti
    Se guardiamo più indietro, questa strategia di eliminazione mirata dei nemici si estende agli scienziati tedeschi che lavoravano per il programma missilistico dell’Egitto di Nasser negli anni Sessanta, ai terroristi che avevano torturato e ucciso gli atleti israeliani nelle Olimpiadi di Monaco nel 1972, fra cui Hassan Salameh, detto “il Principe rosso”, eliminato a Beirut nel 1979. In seguito, nel 2004 a Gaza, il leader politico-spirituale di Hamas, Ahmed Yassin fu ucciso da un missile lanciato da un elicottero israeliano. Inoltre, nel 2008 un’autobomba piazzata dal Mossad nel cuore di Damasco eliminò il capo militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh. Fra gli altri episodi del genere vanno citate le eliminazioni di alcuni scienziati e tecnologi che lavoravano alla preparazione della bomba atomica iraniana.

    Insomma, senza cadere nelle mitologie del Mossad (che pure è stato il solo componente del sistema di difesa israeliano non toccato dal fallimento del 7 ottobre e anzi, il soggetto centrale con l’aviazione della vittoria israeliana), bisogna dire che l’eliminazione dei capi politico-militari del nemico è una delle costanti strategiche dell’autodifesa israeliana nella guerra infinita contro le forze che cercano in tutti i modi di eliminare lo Stato ebraico. La capacità che l’”istituto” ha di localizzare i capi terroristi anche nei loro nascondigli più profondi, di conoscere il momento delle riunioni in cui è possibile coglierne allo stesso momento parecchi, di raggiungerli con i mezzi più diversi, dall’infiltrazione tecnologia allo spionaggio umano, è veramente incredibile. C’è dietro un lavoro straordinario e di lunga durata, una capacità di penetrazione nelle sfere più segrete di regimi nemici e organizzati sulla diffidenza, la sorveglianza e il segreto, che ha davvero dell’incredibile

    Le ragioni morali
    Per queste eliminazioni vi sono una ragione strategica e una morale. Cominciamo da quest’ultima. I capi del terrorismo sono i primi e principali responsabili delle morti, del dolore, della distruzione che essi infliggono a Israele e di conseguenza anche ai loro stessi sostenitori. Se c’è qualcuno che deve pagare per la catena di lutti provocati dal terrorismo in tutte le sue diverse forme (dagli accoltellamenti ai rapimenti alle bombe ai pogrom ai bombardamenti missilistici), sono senza dubbio loro, i capi, ancor più degli esecutori materiali. È l’ideologia, la guida di questi dirigenti a portare ad assalti violentissimi che spesso non hanno nessuna ragione concreta, ma sono guidati solo dall’odio. L’idea ottimistica che sta sotto a questa strategia è che eliminando i suoi principali leader e propagandisti, anche l’ostilità antisemita potrebbe essere ridotta e subordinata alle opportunità della convivenza pacifica.

    La strategia
    La ragione strategica sta nel tentativo di eliminare le competenze tecniche e militari che servono per il tentativo di distruggere uno stato modernissimo come Israele. Al di là dell’aspetto talvolta primitivo e sempre indiscriminato del terrorismo degli uomini come di quello dei missili, ci sono piani sofisticati e di lunga durata, coordinamenti internazionali, saperi tecnici che servono a costruire armi e fortificazioni sofisticate anche in territori sorvegliati come Gaza, progetti di lunga durata. Eliminando i capi, Israele cerca di degradare questa conoscenza militare, distruggere il prestigio dei capi insieme alla leadership “spirituale” che giustifica, incoraggia ed esalta l’odio. Il successo di questa strategia “dall’alto in basso” si vede nel modo in cui l’azione di movimenti terroristi come Hamas e Hezbollah è stata imbrigliata e contenuto nel corso di questa guerra. Per quanto riguarda l’Iran, poi, vi è la speranza che l’eliminazione dei responsabili della repressione permetta al popolo persiano di agire per riprendere la propria libertà e ottenere la pace.

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