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    NEWS

    La voce del cinema israeliano: torna a Roma il Pitigliani Kolno’a Festival

    Grande affluenza alla diciassettesima edizione del Pitigliani Kolno’a Festival – Ebraismo e Israele nel Cinema. Organizzato dal Centro Ebraico Italiano – Il Pitigliani e diretto da Ariela Piattelli e Lirit Mash, il festival ha presentato quattro film che hanno fatto conoscere agli spettatori i diversi aspetti della società israeliana. “Un’edizione differente dalle altre – hanno spiegato gli organizzatori assieme alla direzione artistica -: perché si è svolta in una situazione del tutto nuova, in uno scenario internazionale complicato. A causa di varie circostanze, dopo il 7 ottobre 2023, questa manifestazione ha fatto una lunga pausa. Adesso siamo tornati proprio dove tutto è nato 17 anni fa, al Pitigliani, e il grande abbraccio collettivo del pubblico ci ha dimostrato quanto questo ritorno fosse necessario per continuare a far sentire la bellissima ‘voce’ del cinema israeliano in Italia”.
    Dal film “Soda” di Erez Tadmor, ambientato nel neonato Stato di Israele, dove ogni personaggio deve fare i conti con il proprio passato legato alla Shoah, a “Giado – Holocaust in the Desert”, documentario diretto da Golan Rise e Sharon Ada Yaish, basato sulla testimonianza di Yosef Dadosh che, all’età di vent’anni, fu tra i tremila ebrei deportati dalle loro case a Bengasi al campo di concentramento di Giado, nel deserto libico, per poi arrivare alla proiezione di “Real Estate”, diretto da Anat Malz. Il film racconta la storia di Tamara e Adam, una coppia selvaggia e instabile in procinto di diventare genitori.
    Durante il festival il Premio PKF 2026 è stato assegnato al documentario “Letter to David”, diretto da Tom Shoval. La motivazione del premio sottolinea “come il film intersechi tempi diversi, ricordandoci che esiste un prima e un dopo il 7 ottobre, mostrando ciò che c’era, ciò che resta e ciò che non c’è più; un documentario di grande valore per il suo slancio poetico e autoriale”. Il premio è stato consegnato a distanza da Lirit Mash al regista, entrambi impossibilitati a viaggiare in Italia per i bombardamenti in Israele da parte dell’Iran. Il documentario racconta in forma di lettera personale la storia di David Cunio, rapito dal Kibbutz Nir Oz e portato a Gaza, e riflette sulle ferite lasciate dalla guerra attraverso i ricordi del passato.

    Foto di Adam Picca

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