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    ROMA EBRAICA

    Cracovia, il viaggio che trasforma gli studenti in testimoni

    Non è una gita, ma un passaggio di consegne. Si apre così, tra le strade cariche di storia di Cracovia, il primo giorno del viaggio della Memoria che ha condotto in Polonia 132 studenti romani, accompagnati da docenti e istituzioni, per confrontarsi con i luoghi simbolo della Shoah. Dalla sinagoga Tempel al quartiere ebraico di Kazimierz, fino all’ex ghetto nazista di Pódgórze, la giornata si è snodata in un percorso che è insieme geografico e interiore. Un itinerario pensato per preparare i ragazzi alla visita, prevista per il giorno successivo, dei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

    Il momento più intenso arriva proprio nella sinagoga Tempel, dove il Presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, si è rivolto direttamente agli studenti, trasformando il suo intervento in un vero e proprio passaggio di responsabilità. “Io non sono un ebreo che è stato nei campi di sterminio, io non ho subito questo orrore, io sono un testimone di testimoni. Ho con me la responsabilità di portare avanti la testimonianza di chi purtroppo ha subito questo orrore senza senso” ha detto Fadlun. E subito chiarisce il punto centrale del viaggio: “Anche voi non state parlando con una vittima della Shoah, ma con un figlio di figli della Shoah. E in questo abbiamo una responsabilità: dopo quello che vedrete e imparerete, dovrete portare avanti la testimonianza”. Parole che assumono un peso ancora maggiore in un’edizione segnata da un’assenza: è il primo viaggio senza la presenza diretta dei sopravvissuti. Un vuoto che rende ancora più urgente il compito delle nuove generazioni. Nel suo discorso, Fadlun ha richiamato anche il pensiero del rabbino Jonathan Sacks, indicando una lezione che va oltre la memoria storica: “Le tre grandi religioni monoteiste hanno in comune l’insegnamento di Abramo: il rispetto e la protezione del più debole, l’empatia verso donne e bambini e il ripudio assoluto della violenza come strumento per risolvere le controversie”. Un messaggio che si intreccia con i numeri della tragedia: tre milioni di ebrei sterminati nella sola Polonia. Una cifra evocata per dare misura concreta all’orrore e rendere impossibile qualsiasi distanza.

    Il percorso è proseguito tra i luoghi simbolo della persecuzione: la “piazza delle sedie” di Plac Bohaterów Getta, memoria silenziosa delle deportazioni, e le strade del ghetto dove migliaia di ebrei furono rinchiusi prima di essere inviati nei campi di sterminio. Due volti della stessa città, separati dalla storia ma uniti dalla memoria. Mentre Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah, ha sottolineato un altro aspetto centrale del viaggio di quest’anno: “Stanno venendo meno non solo i testimoni, ma anche i sopravvissuti alla Shoah”. Quella del 2026 è infatti la prima edizione senza la presenza diretta di chi ha vissuto i campi, anche se è previsto un videocollegamento con le sorelle Andra e Tatiana Bucci. “Ai ragazzi — ha aggiunto Massimiliano Smeriglio, assessore comunale alla Cultura, presente insieme a Claudia Pratelli, assessore alla Scuola — chiediamo di non sentirsi in gita, ma in un viaggio per conoscere e approfondire la storia, acquisire consapevolezza e diventare testimoni dei testimoni”. Accanto alla testimonianza, anche il richiamo all’educazione come strumento di futuro. Citando Malcolm X, Fadlun ha sottolineato: “L’educazione è il nostro passaporto per il futuro, perché il domani appartiene a chi si prepara ad affrontarlo”. Un invito diretto ai ragazzi, chiamati a trasformare ciò che vedranno in consapevolezza. Perché, come viene ribadito più volte durante la giornata, “questo viaggio non è pensato per osservare il passato, ma per interrogare il presente”. La prima tappa si chiude così, tra silenzi più eloquenti delle parole e una consapevolezza che inizia a prendere forma. In questi giorni arriverà poi il momento più duro, quello della visita ai campi di Auschwitz e Birkenau. Ma il senso del viaggio è già tracciato: non limitarsi a ricordare, ma diventare custodi attivi della memoria.

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