
Un passo avanti nella chirurgia ricostruttiva. Un team del Technion – Israel Institute of Technology, ha sviluppato un impianto tissutale stampato in 3D, il primo di questo tipo, che integra muscolo, adipe, vasi sanguigni e rete linfatica.
La tecnologia, descritta sulla rivista ‘Cell Biomaterials’, potrebbe in futuro aiutare i pazienti che hanno perso una significativa quantità di tessuto a causa di traumi, ustioni o interventi oncologici.
Oggi il trattamento più utilizzato è il lembo autologo: i chirurghi prelevano tessuto da un’altra parte del corpo del paziente e lo trapiantano nell’area danneggiata. Il metodo riduce il rischio di rigetto, ma richiede interventi complessi e non sempre è possibile.
L’équipe guidata dalla professoressa Shulamit Levenberg, direttore del Laboratorio di Ingegneria tissutale del Technion, ha invece creato un lembo bioingegnerizzato che replica più fedelmente la struttura del tessuto umano. Oltre al sistema vascolare, il tessuto include anche un sistema linfatico, fondamentale per drenare i fluidi, e un circuito artero-venoso progettato per collegarsi direttamente alla circolazione del paziente.

La struttura è stata realizzata con un bioinchiostro derivato dalla matrice extracellulare, che riproduce l’ambiente naturale delle cellule e favorisce la formazione di tessuto muscolare e adiposo. I ricercatori hanno inoltre utilizzato un bioreattore per far maturare i vasi sanguigni in condizioni che simulano il flusso sanguigno reale.
Sebbene testati sui ratti, i lembi di tessuto sono stati prodotti con cellule umane per valutare la possibile applicazione clinica. Il team sta ora testando la tecnologia su animali di grossa taglia, passo necessario prima di eventuali sperimentazioni sull’uomo.
Questa scoperta potrebbe aprire la strada alla realizzazione di lembi di tessuto personalizzati, adattati alla specifica lesione di ciascun paziente, rivoluzionando potenzialmente il trattamento.
Alla ricerca hanno partecipato anche scienziati della Tokushima University in Giappone ed è stato finanziato dall’Unione Europea tramite una sovvenzione ERC e dall’azienda giapponese Nichia.
In foto: la professoressa Shulamit Levenberg, direttore del Laboratorio di Ingegneria tissutale del Technion
















