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    ISRAELE

    Nirenstein: “La vittoria non è negoziabile”

    In un intervento pubblicato su Il Giornale e sul proprio sito personale, Fiamma Nirenstein riflette sul significato strategico della guerra in Medio Oriente e sul ruolo dell’Iran nella rete di milizie attive nella regione.

    Nel dibattito internazionale sul conflitto, Nirenstein propone una lettura molto netta della fase attuale. Secondo la giornalista e analista, la posta in gioco non riguarda soltanto singoli fronti militari, ma un confronto più ampio con la rete di alleanze costruita da Teheran negli ultimi decenni. L’autrice scrive infatti che “si sta svolgendo una grande rivoluzione in Medio Oriente”, che ha come obiettivo quello di colpire “il più importante organizzatore e finanziatore del terrorismo jihadista”, cioè il regime iraniano.

    Nirenstein ricorda come per anni Israele abbia vissuto sotto la minaccia delle organizzazioni armate sostenute dall’Iran. Le aree vicino alla Striscia di Gaza, osserva, “sono state bersaglio dei missili di Hamas per decenni” mentre Hezbollah rappresenta un altro elemento centrale della rete regionale sostenuta da Teheran.

    Nel suo articolo la giornalista critica anche alcune interpretazioni diffuse nel dibattito occidentale, secondo cui l’azione militare rappresenterebbe un errore o un segno di debolezza strategica. Al contrario, sostiene che molti commentatori “vedono caos dove invece c’è una strategia” sottovalutando il fatto che il sistema di potere iraniano stia subendo un significativo indebolimento.

    Secondo Nirenstein, gli sviluppi degli ultimi mesi mostrano come il regime degli ayatollah stia pagando un prezzo crescente sul piano politico e militare. In questo contesto, scrive, l’obiettivo è impedire che Teheran possa continuare a sostenere e armare le milizie che operano nella regione e che rappresentano una minaccia diretta per Israele. Il punto centrale dell’articolo resta però racchiuso nel titolo: di fronte a una minaccia strutturale come quella rappresentata dall’Iran e dalle organizzazioni a esso collegate, una soluzione di compromesso rischierebbe di lasciare intatto il problema. Per questo motivo, conclude l’autrice, “la vittoria non è negoziabile”.

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