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    ITALIA

    L’antisionismo, la frontiera più moderna dell’antisemitismo

    Perché serve all’Italia una legge di contrasto all’odio antiebraico

    Dal 2020 l’Unione Associazioni Italia-Israele ha promosso la definizione operativa di antisemitismo IHRA (International Holocaust Rememberance Alliance) elaborando e presentando un proprio disegno di legge a tutte le forze politiche parlamentari, affinché la definizione diventasse patrimonio dell’ordinamento giuridico italiano.

    Finalmente lo scorso 4 marzo, dopo un periglioso percorso parlamentare, il Senato ha licenziato un testo che, facendo propria la definizione IHRA nella sua interezza, riconosce l’antisionismo come la frontiera più moderna dell’antisemitismo.

    La definizione è un vero e proprio strumento operativo perché attraverso i suoi undici indicatori ci dice esattamente cosa sia l’antisemitismo; spazia dalla lotta agli stereotipi classici di antigiudaismo, come fare insinuazioni mendaci e disumanizzanti degli ebrei come individui o del loro potere come collettività, per esempio il mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società, per arrivare al negazionismo e riduzionismo della Shoah.

    Ma la caratteristica della definizione è di fare un passo in più rispetto alla lotta al nuovo antisemitismo dedicando ben cinque indicatori ad Israele e riaffermando il suo diritto ad esistere, spiegando perché oggi l’odio antiebraico si esprime attraverso la delegittimazione e demonizzazione dello Stato ebraico e ci consente di riconoscere le molteplici forme che l’antisemitismo assume oggi.

    La legge si inserisce nel contesto allarmante di un incremento percentuale di antisemitismo che, dopo il 7 ottobre 2023, ha superato il 400% rispetto all’anno precedente.

    Il conflitto in Medio Oriente ha chiaramente svelato la connessione diretta che esiste tra l’antisemitismo e antigiudaismo classico e l’odio contro Israele, riaccendendo in tutto il mondo l’odio contro gli ebrei, ovunque essi si trovino e qualunque sia la loro cittadinanza, accusandoli di essere più fedeli a Israele o a presunte priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro nazione. A nessun altro, se non agli ebrei italiani, per esempio si è chiesto di prendere le distanze dallo Stato ebraico per giustificare il loro diritto di cittadinanza nel Paese.

    Ed è tornato con violenza nelle aggressioni davanti alle sinagoghe, negli insulti e nelle violenze contro studenti e bambini, nelle pietre d’inciampo vandalizzate, nelle università trasformate in luoghi di esclusione e boicottaggio. Lo abbiamo visto nei casi sempre più frequenti di esercizi pubblici che interdicono l’ingresso agli ebrei ed israeliani, nei cortei che, sotto la maschera del pacifismo, invocano la cancellazione dello Stato ebraico; nel negazionismo del pogrom del 7 ottobre; nel silenzio su stupri e violenze contro donne israeliane; nella demonizzazione sistematica di Israele attraverso doppi standard, boicottaggi e delegittimazione internazionale e persino nelle liste di proscrizione in danno di cittadini  italiani elaborate dai CARC e Nuovo Partito Comunista italiano.

    Antisemitismo e antisionismo sono espressione dello stesso odio, che colpisce non solo gli ebrei, ma le fondamenta stesse della nostra convivenza democratica ed è l’unica forma di odio che lo differenzia da qualsiasi altra discriminazione perché uccide. A Sidney come nei Kibbutz Nir Oz, Kfar Aza, Nova Festival, negli ostaggi detenuti con la sola colpa di essere ebrei. Questo odio, di matrice islamista, è oggi presente nella nostra società e si sviluppa attraverso la diffusione della menzogna accusando Israele di apartheid e “genocidio” – ancora tutto da provare e nelle sedi giurisdizionali internazionali – mentre queste accuse fomentano violenza nelle piazze, università e nell’opinione pubblica alimentando discriminazione.

    Questa legge è necessaria perché riconosce in modo specifico l’antisemitismo come la forma più ancestrale di odio presente nella nostra società differenziandolo dalle altre forme di odio e discriminazione.

    Essersi dotati di questo strumento giuridico, non impedisce la libertà di espressione e il diritto di criticare il governo e lo Stato ebraico, come sostengono i suoi detrattori, ma ci permetterà di identificare immediatamente quei campanelli di allarme che rischiano di far riprecipitare la nostra società negli orrori del passato.

    Celeste Vichi
    Presidente dell’Unione Associazioni Italia-Israele

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