
Hershel Schachter (Scranton, 1941-) in Insights and Attitudes (p.128-9) fa notare che in queste due parashòt la Torà descrive la costruzione del Mishkàn, il tabernacolo mobile, e la preparazione dei vestimenti dei kohanìm. In entrambi i casi gli addetti ai lavori seguirono le istruzioni che avevano ricevuto. Con tutto ciò la Torà sottolinea che nella preparazione dei vestimenti dei kohanìm il lavoro “era stato fatto come il Signore aveva comandato a Moshè”. Per quale motivo il fatto che il lavoro era stato fatto come era stato comandato viene sottolineato per i vestimenti dei kohanìm e non per la costruzione del Mishkàn?
Per rispondere a questa domanda R. Schachter cita r. Yitzchak Zeev Soloveitchik (Belarus, 1886-1959, Gerusalemme) il quale spiega che il termine “tziva” (comandare) ha un significato halakhico: ogni qualvolta questa parola appare nella Torà denota la presenza di una “mitzvà le-doròt”, cioè una mitzvà che vale anche per le future generazioni e non solo “le-sha’a”, cioè limitata a un certo periodo di tempo.
Questa differenza tra mitzvòt perpetue e mitzvòt temporanee era sta già fatta notare dai Maestri della Mishnà nel Midràsh Sifrà e citata da Rashì (Troyes, 1040-1105) nel suo commento alla parashà di Tzav (Vayikrà, 6:1). Qui Rashì scrive che l’espressione “tzav”, cioè “comanda”, è un’esortazione anche per le generazioni future.
Anche il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) adotta questo principio e lo afferma in modo esplicito nel suo Sefer ha-Mitzvòt (Shòresh 3). Egli scrive che solo le mitzvòt permanenti fanno parte del numero delle 613 mitzvòt. Questo è il motivo per cui nella Torà le parole “Come aveva comandato il Signore a Moshè” appaiono quando si parla dei vestimenti dei kohanìm, le cui specificazioni non saranno mai soggette a cambiamenti. Il termine “Tzivà” non è invece appropriato per la costruzione del Mishkàn che venne utilizzato solo temporaneamente e che fu sostituito dal Bet ha-Mikdàsh, il santuario di Gerusalemme.
R. Schachter fa notare che la distinzione tra mitzvòt permanenti e temporanee non è limitata all’esegesi biblica. È rilevante anche ai nostri giorni nelle decisioni halakhiche. Ogni pesàk, cioè ogni decisione di Halakhà, richiede un’analisi precisa della casistica precedente per verificare se una decisione emanata nel passato sia valida anche ora. In certi casi una decisione precedente era stata una “horaàt sha’à”, cioè una decisione valida solo in un certo momento storico e in un caso particolare. E quindi non può essere usata come fonte per una decisione attuale.















